PER UN (MEZZO) MIRACOLO ITALIANO

Andrea Mancia

di Andrea Mancia

postato il 26/05/2010 ore 15:19

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Pdl al minimo storico (32,5%). Fiducia per il governo al minimo storico (dal 50% al 47%). “Job approval” di Silvio Berlusconi in calo, ma non troppo (dal 56% al 54%). Per quanto riguarda il Cavaliere, si tratta di un mezzo miracolo statistico. Perché, secondo i dati dell’Osservatorio Politico resi noti oggi da Crespi Ricerche, il presidente del Consiglio – dopo Scajola, gli scandali della “cricca” e la manovra di Tremonti – riesce comunque a galleggiare al di sopra della soglia psicologica del 50%. Ben al di là delle performance fatte registrare dai suoi “colleghi” occidentali. Il vento anti-incumbent che sembra travolgere i governi degli altri paesi investiti dalla crisi economico-finanziaria, insomma, sembra aver finora soltanto scalfito la solidità di Berlusconi nei sondaggi.

Qualche esempio? Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, è ai minimi storici dall’inizio del suo mandato. E viaggia intorno a un deprimente 28-30% che sembra mettere a serio rischio la possibilità di una rielezione. Per il cancelliere tedesco, Angela Merkel, non ci sono dati recenti sul “job approval”, ma qualcosa di peggio: la clamorosa sconfitta della Cdu alle elezioni in Nord Reno-Westfalia, che gli analisti consideravano un referendum sulla politica economica (soprattutto europea) della coalizione giallo-nera che governa la Germania. Per David Cameron, fresco di alleanza con i Liberaldemocratici di Nick Clegg, è ancora troppo presto per parlare di sondaggi. Ma vale la pena di osservare che il suo predecessore Gordon Brown, prima di essere costretto ad abbandonare il n° 10 di Downing Street, poteva contare sulla fiducia di appena un terzo dei cittadini britannici. Perfino l’invincibile Barack Obama, iper-coccolato dai media (non solo americani), proprio nei giorni scorsi ha fatto registrare il punto più basso nella storia del suo “job approval”. Secondo Rasmussen Report, il presidente si ferma al 42% (con il 56% di “contrari” e il 44% di “fortemente contrari”): un risultato disastroso, in vista delle elezioni di mid-term di novembre.

In compagnia di tante “anatre zoppe”, dunque, il 54% di Berlusconi non può che splendere di luce propria. Ma si tratta di uno dei pochi motivi di soddisfazione per una coalizione di governo in evidente difficoltà, anche se trascinata dall’ottimo risultato della Lega (15%). La fortuna, per il centrodestra, è che l’opposizione balbetta più della maggioranza, con il Pd che non riesce ad andare oltre il 25% e la fiducia per Pierluigi Bersani che arranca al 22%. Il Pdl, insomma, potrebbe convincersi ancora una volta che, con degli avversari così, possa bastare la popolarità personale di Berlusconi. E questo sarebbe il vero dramma, per il Pdl e per l’Italia.

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