postato il 07/06/2010 ore 08:45
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Alfano piuttosto che definire “politica” l’astensione dal lavoro indetta dai magistrati per contestare il loro coinvolgimento nei sacrifici imposti all’intero pubblico impiego, dovrebbe parlare di sciopero “istituzionale”; anzi, di un conflitto di poteri mascherato. Sempre che ci si intenda sul significato qui dato al termine “istituzionale”.
Io non faccio parte di coloro che credono al teorema della impensabilità dello sciopero delle toghe e tanto meno al suo corollario che, per evitarlo, occorra concedere loro tutto e il contrario di tutto. So, e mi basta, che si tratta di un insieme di dipendenti pubblici che svolgono (ma solo alcuni) la funzione del giudicare. E questa circostanza non rileva per due ordini di ragioni.
La prima è che anche tutti gli altri dipendenti pubblici operano per lo svolgimento delle restanti funzioni pubbliche (esecutiva e legislativa). La seconda è che, come lavoratori dipendenti, i magistrati ben possono incrociare le braccia senza che caschi il mondo. Crea molti più disagi o pericoli uno sciopero generale dei trasporti o di quello dei medici. In Cile, il colpo di stato di Pinochet è stata la risposta ai prolungati scioperi degli autotrasportatori.
Lo sciopero ora indetto è “istituzionale” per peculiarità che appaiono evidenti a chi, conoscendo gli attuali rapporti tra ordine giudiziario e poteri politici, quasi si meraviglia che questi ultimi abbiano ancora il potere (e l’ardire) di ridurre d’autorità, seppur temporaneamente e nell’ambito di una manovra generale, gli stipendi del corpo degli “intoccabili”.
Ma come? La magistratura si dà le regole del proprio agire, si auto-giudica, interpreta a suo piacimento e disapplica le leggi del Parlamento, disattende le indicazioni del Quirinale, critica e si oppone alle scelte della politica e ora quest’ultima si permette di ritoccare i suoi stipendi? Come è possibile che ciò avvenga?
Ecco: è questa domanda che sta sullo sfondo. Tutto è ok se gli stipendi vengono aumentati: si rafforza l’azione della giustizia. Ma se vengono ridotti viene colpita la funzione giudiziaria, si lede l’indipendenza delle magistratura e la manovra costituisce una rottura dei rapporti istituzionali.
Ma questa è una comoda confusione di piani, inaccettabile dal punto di vista logico e da quello costituzionale, anche se convengo sul fatto che gli stipendi dei giovani magistrati sono inadeguati.