ANCORA CHERNOBYL

Franco Battaglia

di Franco Battaglia

postato il 10/06/2010 ore 15:34

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Nel mio precedente intervento (30 maggio 2010) avevo promesso di chiarire perché il numero di decessi tra la popolazione civile causati dai rilasci radioattivi di Chernobyl è stato pari a zero. Ricordo che l’United Nation Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation (Unscear), il comitato dell’Onu che ha studiato gli effetti sanitari dell’evento di Chernobyl, scrive nei suoi rapporti: «Non è stato osservato alcun aumento nell’incidenza di alcuna patologia collegata alle radiazioni, con una sola eccezione: è stato osservato notevole incremento di incidenza di tumore alla tiroide tra coloro che avevano meno di 15 anni al momento dell’esposizione; in 20 anni, quasi 5000 casi con 15 decessi».

Sono questi casi da attribuire all’evento di Chernobyl? La domanda è legittima perché è nella tiroide che si fissa lo iodio e, in caso di esposizione a iodio radioattivo – e l’evento di Chernobyl ne rilasciò in gran quantità – questo potrebbe aver indotto tumori. La risposta a quella domanda, però, è: no, l’osservato aumento di incidenza di casi di neoplasie alla tiroide osservato in Ucraina, Russia e Bielorussia, non è attribuibile ai rilasci radioattivi di Chernobyl. Vediamo quindi perché.

Il tumore alla tiroide ha un’incidenza di fatalità del 5%: 5000 casi avrebbero comportato 250 decessi e, viceversa, 15 decessi sono compatibili con 300 casi. L’origine dell’apparente contraddizione me l’ha spiegata Zbigniew Jaworowski, Chairman dell’Unscear e direttore del Laboratorio centrale di radioprotezione di Varsavia. Molti di noi conduciamo felicemente a compimento la nostra vita senza aver mai saputo di essere affetti da tumore alla tiroide (e non solo alla tiroide). L’incidenza dei tumori occulti alla tiroide (nota dai dati delle autopsie) è, nel mondo, dell’ordine di alcuni punti percentuali. Non è nota quale essa fosse, prima dell’evento di Chernobyl, nelle aree di Ukraina, Russia e Bielorussia, ma non v’è ragione per ritenerla diversa che nel resto del mondo. L’incidenza dei tumori alla tiroide manifesti, in quelle aree, invece, è nota: dell’ordine dello 0.01%, prima dell’evento di Chernobyl. Dopo il quale, la popolazione fu sottoposta a diagnosi capillare. Appare evidente, allora, come, con un fattore 1000 di distacco tra le incidenze di tumori occulti e di tumori manifesti, l’incidenza di questi ultimi aumenti nel caso in cui si esegua uno screening capillare sulla popolazione. emergono i tumori occulti. A ulteriore conferma, mi ha informato Jaworowski, risulta che la più alta incidenza si è osservata in Russia, che è, delle tre, la regione meno colpita dalle radiazioni di Chernobyl, mentre la più bassa incidenza si è osservata in Ukraina, che è, delle tre, la regione più colpita da quelle radiazioni.

Invece, i 15 decessi per tumore alla tiroide in 20 anni tra la popolazione  di Ukraina, Russia e Bielorussia rientrano nella norma della statistica mondiale: allora, le radiazioni emesse dall’evento occorso a Chernobyl non hanno ucciso nessuno tra la popolazione civile. Neanche uno. Bisogna ribadirlo, almeno per rispetto a quei 49 che, invece, per colpa di quell’evento sono veramente deceduti.

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