postato il 10/06/2010 ore 19:13
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Di Roberto Scano – E chi lo dice che l’Italia non è innovativa nel campo delle nuove tecnologie? A seguito dell’emanazione delle nuove raccomandazioni internazionali (WCAG 2.0) da parte del W3C (World Web Wide Consortium) e dell’invito esteso ai 27 paesi membri da parte della Commissione europea di adottare tali raccomandazioni, si è reso necessario aggiornare il DM 8 luglio 2005, recante i “Requisiti tecnici, i diversi livelli per l’accessibilità agli strumenti informatici”. Un apposito gruppo di lavoro costituito presso il Dipartimento per la digitalizzazione della PA e l’Innovazione tecnologica in collaborazione con il Formez e di cui hanno fatto parte i rappresentanti delle associazioni delle persone disabili maggiormente rappresentative, degli sviluppatori competenti in materia di accessibilità , dei produttori di hardware e software e degli organismi pubblici e privati, anche internazionali, operanti nel settore, ha approfondito il tema e proposto la revisione dell’allegato A del citato decreto.
Fa piacere innanzitutto che alla stesura delle raccomandazioni internazionali partecipino alcuni rappresentanti del nostro paese, segno che l’interesse per l’e-inclusion (per tutti, indipendentemente da tecnologia e disabilità ) ma soprattutto che, grazie all’attività del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, il nostro paese è all’avanguardia non solo rispetto ai 27 paesi membri dell’Unione Europea ma anche rispetto alla normativa americana. Gli USA, infatti, per poter aggiornare la normativa vigente (Section 508) necessitano di una serie di passaggi burocratici che invece in Italia, grazie dell’intelligenza a suo tempo dei legislatori della legge 4/2004, non è necessaria in quanto è sufficiente l’emanazione di un decreto ministeriale di aggiornamento dei requisiti tecnici. Con la trasparenza che distingue tutte le iniziative del Ministro Brunetta, il risultato del gruppo di lavoro è pubblicato nel sito www.innovazionepa.gov.it per la raccolta di commenti pubblici e, dopo trenta giorni, sarà possibile verificare il risultato della consultazione pubblica per consentire al Ministro di sottoscrivere il decreto ministeriale, avendo conoscenza di essere il primo ministro ad estendere il diritto di cittadinanza digitale a tutti, indipendentemente dalla disabilità perché è chiaro che non c’è innovazione se non ne beneficiano tutti.