POMIGLIANO VA AVANTI

Giuliano Cazzola

di Giuliano Cazzola

postato il 12/07/2010 ore 16:44

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12 lug. – di Giuliano Cazzola -  Il piano di investimenti per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco va avanti come ha annunciato nella sua lettera ai dipendenti l’ad Sergio Marchionne? Calma e gesso: i nemici dell’accordo non hanno ancora disarmato. Non si tratta solo della Fiom che non si arrende alla sconfitta e della Cgil che continua a coprire la sua federazione di categoria. Intorno a quell’accordo è cresciuto un contesto pernicioso dove si sono date appuntamento tutte le cattive culture che affliggono il Paese.

E’ tempo di riflettere sull’atteggiamento con cui una parte consistente dell’establishment mediatico e culturale del Paese ha seguito e commentato una delle più importanti iniziative di politica industriale degli ultimi vent’anni. In sostanza, più sui programmi televisivi che sui quotidiani, la vicenda dello stabilimento Giambattista Vico è stata riassunta nel seguente interrogativo: è giusto rinunciare ai diritti in cambio di lavoro?

Sulla base di questa rappresentazione fasulla della realtĂ  i sindacati favorevoli all’intesa sono apparsi come succubi del “padrone” e i lavoratori che hanno votato sì come i soliti replicanti del vizio italiano del “tengo famiglia”. Ma dove stanno i diritti conculcati dalle norme dell’accordo? Non è certamente un diritto abusare dei certificati medici per motivi che nulla hanno a che fare con le condizioni di salute. Eppure, la “solfa” dei diritti (addirittura di rango costituzionale) calpestati mediante il “vile ricatto” del lavoro è stata avallata da fior di giuslavoristi, quegli stessi che nelle UniversitĂ  insegnano ai nostri figli e preparano gli operatori giuridici di domani.

In particolare, si è sostenuto che l’accordo conculcava il diritto di sciopero. Per sostenere questa tesi si è arrivati a teorizzare l’astensione dal lavoro come un diritto individuale indisponibile, inalienabile e assoluto. Il che non corrisponde al dettato costituzionale, in quanto è proprio l’articolo 40 a prevedere la possibilità di regolarne l’esercizio con legge ordinaria. Come è avvenuto, da almeno un ventennio (prima con codici di autoregolamentazione, poi con patti concordati, infine con leggi dello Stato) nei servizi di pubblica utilità. I dipendenti di quei settori non possono scioperare in modo purchessia. Ma se vogliamo risalire ancora più indietro, la stessa conquista storica del diritto alla contrattazione decentrata (contenuta nel Protocollo Intersind-Asap-sindacati metalmeccanici del 1962), era accompagnata da una clausola di tregua per le materie non rinviate al negoziato di livello aziendale.

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