DECRETO BRUNETTA E STIPENDI TRASPARENTI

Ilaria Bifarini

di Ilaria Bifarini

postato il 19/07/2010 ore 10:53

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di Ilaria Bifarini -  “Trasgressione comportamentale di oggettiva rilevanza disciplinare, aggravata dall’utilizzazione impropria – ovvero non propria allo svolgimento della propria mansione lavorativa – delle apparecchiature informatiche dell’Istituto, peraltro effettuata durante l’orario di servizio”
Così è stato definito il comportamento di un’impiegata dell’Inps da parte del direttore delle Risorse Umane. La colpa? Quella di adempiere all’obbligo di trasparenza previsto e cercare nella banca dati contenente tutti gli stipendi la retribuzione del “capo” in questione, per renderla pubblica e consultabile on line.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 31 ottobre 2009, il decreto-Brunetta reca infatti disposizioni concernenti la “Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”.
Il decreto recita: “La trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità”.
Pubblicare sui propri siti internet le retribuzioni annue lorde dei dirigenti, nonché i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale, è divenuto obbligo da parte di tutte le pubbliche amministrazioni.
Sul sito del Ministero dell’Innovazione (http://www.innovazionepa.gov.it/) è possibile consultare retribuzioni, curriculum e consulenze dei dirigenti pubblici e amministratori di quasi tutte le regioni italiane. Ne risulta che il 79% dei ministeri ha aderito completamente alle disposizioni dell’«operazione Trasparenza» voluta dal Ministro Renato Brunetta. In dettaglio, tutti gli enti locali hanno pubblicato i dati sulle retribuzioni, il 93% i curriculum vitae dei propri dirigenti e l’86% i dati riguardo alle assenze/presenze del personale.
Le Regioni hanno rivelato tutti i dati riguardanti il trattamento economico e dei curriculum vitae del proprio personale dirigenziale (solo le Regioni Lombardia e Puglia devono ancora completarli) e il 60 per cento ha anche reso noto il computo delle assenze/presenze.Il monitoraggio evidenzia una situazione molto positiva anche per quanto riguarda le amministrazioni provinciali.
Il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha deciso di pubblicare online anche l’elenco dei consorzi e delle società a totale o parziale partecipazione da parte delle Amministrazioni pubbliche.
Ha fatto poi scalpore l’approvazione all’unanimità, in seno alla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, di un emendamento che stabilisce la pubblicazione – nei titoli di coda di tutte le trasmissioni della Rai – dei compensi dei conduttori, degli ospiti e degli eventuali opinionisti, nonché di tutti i costi di produzione sostenuti.
“Con il voto di oggi si sono garantite le necessarie premesse per quella grande Operazione Trasparenza sulla Rai che avevo più volte sollecitato, e che sono felice abbia trovato unanime riscontro sia nel Consiglio di Amministrazione dell’azienda sia all’interno del Parlamento” afferma soddisfatto Brunetta.
Dal settore pubblica amministrazione gli spillover positivi si propagano ad altri settori, dalle società partecipate alle emittenze televisive, generando inevitabili resistenze e ostruzionismi nella difesa di interessi consolidati , ma gettando al contempo le fondamenta perché si inneschi quel circolo virtuoso che, facendo leva sulla trasparenza, sviluppi una “cultura del merito” che può portare il Paese fuori dalla crisi rafforzato e più solido. Senza dimenticare di tutelare chi si occupa della mera applicazione del principio, perché non susciti le ire del proprio capo, che può sentirsi ingiustificatamente spiato, come nel caso Inps.

 

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