03/02/2012
di Helene Pacitto
postato il 28/07/2010 ore 12:37
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28 lug. – Un “nuovo patto nazionale per l’Università ”. Lo ha chiesto il ministro dell’Università e della ricerca, Mariastella Gelmini in Senato. La riforma del sistema accademico sarà licenziata da Palazzo Madama entro giovedì.
“Il governo e il Parlamento – ha aggiunto la Gelmini – hanno l’occasione di offrire al sistema un modello compiuto e coerente, disegnato non in base a pregiudizi ideologici o a fughe in avanti, ma basato sui problemi dell’università . È il momento di dare risposte a problemi annosi degli atenei. Daremo soluzioni innovative e, se serve, drastiche”.
Il ministro ha spiegato che il governo “muove da un ragionamento che non si basa su un’ottica squisitamente politica, ma con la consapevolezza che l’università è un bene di tutti e serve una logica quanto più possibile condivisa”.
Il ministro Gelmini ha aggiunto che: “il sistema universitario vive una fase difficile. Troppo spesso le università occupano le pagine dei giornali per scandali piuttosto che per le scoperte, mettendo così a rischio la legittimazione di istituzioni che dovrebbero essere prese a modello. Nei nostri atenei operano con impegno e ottimi risultati professori e ricercatori di alto valore. E anche studenti che desiderano acquisire strumenti e competenze per il loro futuro: a loro dobbiamo garantire un futuro all’altezza delle loro aspettative”.
La Gelmini ha criticato la condizione attuale degli atenei: “Spese facili, assunzioni senza controllo e senza coperture, tutto dimenticandosi di responsabilità e qualità ”. Negli ultimi anni “sono stati aumentati i fondi alle università del 15,7 per cento. Sarebbe stato logico che, a fronte di questa crescita le università si fossero allontanate dal tetto del 90 per cento di spesa per gli stipendi, ma è successo esattamente il contrario. Più cresceva il fondo statale, più cresceva l’incidenza degli stipendi su di esso”.
Secondo il ministro “l’Università deve rendere conto al contribuente delle proprie scelte. L’esplosioni dei costi sarebbe stata accettabile se fosse stata accompagnata da un deciso innalzamento della qualità dei nostri atenei. Sono la prima a riconoscere i meriti dei nostri atenei, ma sfido chiunque a dire che le nostre università siano migliorate rispetto a dieci anni fa. Serve una responsabilità collettiva, il ddl è indispensabile se vogliamo dare un contributo concreto a un processo di risanamento che è stato già avviato“.
Tra le molte novità contenute nella proposta di legge i professori ordinari e a tempo pieno per la prima volta saranno chiamati a svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell’anno solare, di cui 350 ore specifiche di didattica. Poi i docenti accademici a tempo determinato, dovranno insegnare per almeno 750 ore, di cui almeno 250 dovranno essere spese per la didattica. Tra le altre modifiche che riguardano i docenti, è prevista anche una valutazione dei professori al termine di ogni triennio. Valutazione che, se dovesse risultare negativa, comporterà il mancato aumento stipendiale.
La Gelmini infine ha rivolto un appello ai ricercatori: “Valutino con serenità e realismo la nostre proposta: un percorso concreto per rimettere in moto un sistema ingessato. Perciò la protesta non si traduca in un grave danno per gli studenti. Non esistono infatti soluzioni miracolistiche, ma solo sforzi tenaci per raddrizzare storture che si sono sedimentate negli anni”. Infine il ministro ha annunciato che il governo darà “parere favorevole su tutti quegli emendamenti che rafforzeranno l’impianto riformista e meritocratico del provvedimento”.
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