03/02/2012
postato il 30/07/2010 ore 15:20
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Di Roberto Scano – Quando ho letto su Facebook un messaggio di un amico che lavora nel settore universitario non credevo ai miei occhi ed ho voluto approfondire l’argomento dedicandoci questo articolo. Al Senato è in discussione il Disegno di Legge n. 1905 (“Norme in materia di organizzazione delle Università , di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario”) di iniziativa governativa a firma del Ministro dell’istruzione, università e ricerca Mariastella Gelmini, di concerto con Ministro dell’economia e finanze Giulio Tremonti, Ministro senza portafoglio per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, Ministro senza portafoglio per la pubblica amministrazione e innovazione Renato Brunetta e del Ministro senza portafoglio per la gioventù Giorgia Meloni. Il disegno di legge, che s’inserisce nel più vasto progetto di revisione dell’assetto delle pubbliche amministrazioni secondo principi di efficacia e di efficienza, intende ridisegnare i tratti fondamentali del sistema universitario, con l’obiettivo di adeguarlo alle nuove istanze che provengono da una società in costante sviluppo, anche in relazione all’ampliamento dello spazio culturale e scientifico di riferimento; inoltre, intende apportare i correttivi necessari ad eliminare quelle criticità e quelle anomalie che, sedimentandosi nel tempo, hanno di fatto impedito una sana e rapida crescita del sistema secondo principi di merito, pur in presenza di indubbi punti di eccellenza. Nel caso specifico vi è interesse per l’art. 17 comma 1 dell’attuale formulazione (ex art. 11 della proposta governativa) che cita quanto segue: (Contratti per attività di insegnamento) 1. Le università , anche sulla base di specifiche convenzioni con gli enti pubblici e le istituzioni di ricerca di cui all’articolo 8 del regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 30 dicembre 1993, n. 593, possono stipulare contratti, a titolo gratuito o oneroso, per attività di insegnamento al fine di avvalersi della collaborazione di esperti di alta qualificazione in possesso di un significativo curriculum scientifico o professionale. I predetti contratti sono stipulati dal rettore, su proposta dei competenti organi accademici. Lascia quindi sconcerto la proposta di emendamento a firma di 12 senatori del Partito Democratico (Ceruti, Rusconi, Garavaglia Mariapia, Franco Vittoria, Marcucci, Vita, Bastico, Adamo, Procacci, Serafini Anna Maria, Livi Bacci) i quali richiedono di aggiungere alla fine del comma 1 le seguenti parole: «che siano dipendenti da altre amministrazioni, enti o imprese, ovvero titolari di pensione, ovvero lavoratori autonomi in possesso di un reddito annuo non inferiore a quarantamila euro lordi.» Premettendo che quarantamila euro lordi corrispondono alla media OCSE (del 2008) degli stipendi degli insegnanti, lascia certamente basiti che la proposta di misurare l’esclusione di professionalità sul censo considerando quindi tra i punti qualificanti all’insegnamento anche la redditualità . Ma ancor meno si comprende come, per il secondo comma del suddetto articolo, la “geniale dozzina” di cui sopra aveva proposto un testo (poi accantonato) che recitava quanto segue: «I contratti a titolo gratuito possono essere stipulati esclusivamente con soggetti in possesso di un reddito da lavoro autonomo o dipendente, fermi restando i requisiti richiesti». Si comprende che quindi da una parte si richiede un reddito “adeguato” (secondo quali parametri?), dall’altra comunque si consente di svolgere prestazioni a titolo gratuito esclusivamente a soggetti titolari di reddito. Sul tema della valutazione delle professionalità non è la prima volta che i parlamentari “cadono in errore”. Già con la finanziaria del 2007, per il settore consulenze alle P.A. fu inserito un comma che obbligava le P.A. all’assunzione di consulenti solo se dotati di specifica laurea per la materia di consulenza, situazione sanata sapientemente con la Legge Brunetta n. 69/2009 (“Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile”). Penso che oramai debba esser chiaro che la professionalità non si basa solo su titoli e censo, ma sulla capacità , professionalità e competenza in un settore.
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