di Helene Pacitto
postato il 18/08/2010 ore 09:36
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18 ago. – Un plico sigillato, lasciato al segretario del Senato, e dentro quattro lettere per le principali cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e il presidente del Consiglio. Sono le missive scritte tre anni fa da Francesco Cossiga (la data è quella del 18 settembre 2007) e recapitate secondo le sue volontĂ dopo la sua morte. Un gesto con cui il presidente emerito ha voluto sottolineare un rapporto diretto con le istituzioni (all’epoca, a eccezione di Napolitano, nessuno degli attuali destinatari era in carica), ripercorrere la sua esperienza all’interno degli organismi dello Stato e i punti che hanno ispirato la sua azione. Ecco in sintesi i passaggi salienti:
LETTERA A NAPOLITANO – “Signor Presidente, Le confermo i miei sentimenti di fedeltĂ alla Repubblica, di devozione alla Nazione, di amore alla Patria, di predilezione della Sardegna, mia nobile terra d’origine – scrive Cossiga nella missiva al Capo dello Stato -. Fu per me un grande onore servire immeritatamente e con tanta modestia, ma con animo religioso, con sincera passione civile e con dedizione assoluta, lo Stato italiano e la nostra patria, nell’ufficio di presidente della Repubblica. A Lei, quale capo dello Stato e rappresentante dell’unitĂ nazionale rivolgo il mio saluto deferente e formulo gli auguri piĂą fervidi di una lunga missione al servizio dell’amato Popolo italiano”.
LETTERA A SCHIFANI – Al presidente del Senato Cossiga conferma la sua “fede civile nella Repubblica, comunitĂ di liberi ed uguali e nella Nazione italiana che in essa ha realizzato la sua libertĂ e la sua unità ” e “l’onore grande servire la Repubblica, a cui sempre sono stato fedele”. “Nel mio testamento, ho disposto che le mie esequie abbiano carattere del tutto privato, con esclusione di ogni pubblica onoranza e senza la partecipazione di alcuna autoritĂ . Per quanto attiene le onoranze che i costumi e gli usi riservano di solito ai membri ed ex-Presidenti del Senato, agli ex-Presidenti del Consiglio dei Ministri ed agli ex-Presidenti della Repubblica – prosegue – qualora Ella ed il Governo della Repubblica decidessero di darne luogo, è mia preghiera che ciò avvenga dopo le mie esequie, con le modalitĂ , nei luoghi e nei tempi ritenuti opportuni”. Infine l’invito a “ben servire la Nazione” e “ben governare la Repubblica al servizio del Popolo, unico sovrano del nostro Stato democratico. Che Iddio protegga l’Italia!”.
LETTERA A FINI – Nella lettera scritta per il presidente della Camera, Cossiga torna a recitare la sua professione laica di fede, definita “repubblicana e democratica, da liberaldemocratico, cristianodemocratico, autonomista-riformista per uno Stato costituzionale e di diritto”: “Professo la mia fede nel Parlamento espressione rappresentativa della sovranità popolare, che è la volontà dei cittadini che nessun limite ha se non nella legge naturale, nei principi democratici, nella tutela delle minoranze religiose, nazionali, linguistiche e politiche”.