di Helene Pacitto
postato il 18/08/2010 ore 19:30
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18 ago. – Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha dato l’ultimo saluto all’amico Francesco Cossiga, il presidente emerito morto ieri all’età di 82 anni. Berlusconi, nella visita alla camera ardente allestita nella chiesa del Policlinico Gemelli di Roma e aperta questa mattina alle 9,30, ha salutato i figli Giuseppe e Anna Maria rimanendo per qualche secondo in raccoglimento.
Subito dopo, hanno reso l’estremo saluto a Cossiga il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi. Sono giunti per primi al Gemelli, questa mattina, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, che con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta hanno lasciato la camera ardente e si sono appartati in una saletta privata del policlinico per un ulteriore colloquio durato circa venti minuti.
Alla chiesa del Policlinico Gemelli sono, poi, giunti i ministri Alfano, Prestigiacomo, Fitto, Tremonti, Maroni, Calderoli, Carfagna, il governatore della Banca d’Italia Draghi, l’esponente del Pd Arturo Parisi, il deputato dell’Udc Enzo Carra, il portavoce del Pdl Paolo Bonaiuti, Marco Minniti e Leonardo Tricarico, ai vertici dell’Icsa.
In rappresentanza della Santa Sede il segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone e monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e rettore della Pontificia Università Lateranense, che nei giorni scorsi aveva portato a Cossiga il messaggio di Papa Benedetto XVI che “lo ricorda come un caro amico”. Il presidente della Commissione Ue Barroso, in una lettera inviata a Napolitano, ha espresso il proprio rammarico per la scomparsa di Cossiga e lo ha ricordato per “il grande contributo apportato alla vita sociale, politica e democratica dell’Italia e dell’Europa”.
Tra i presenti anche l’ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla moglie Franca, e il senatore a vita Giulio Andreotti. Attorno alla salma di Cossiga un manto di rose rosse e il cuscino dell’Arma dei Carabinieri, rappresentata dal generale di Corpo d’armata dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli.
“E’ stato – ha detto il presidente Napolitano – un omaggio a un grande uomo di Stato, ho salutato un amico. Lo affido al Signore e ripeto l’invocazione con la quale Cossiga ha chiuso la sua lettera inviata al presidente del Senato: Dio protegga l’Italia”.
Schifani ha ricordato che Cossiga “era un vulcano, non un uomo dei partiti ma delle istituzioni. Ti prendeva per braccio e stava con te a parlare ore e ore e nessuno di noi aveva coraggio di staccare quel braccio perché, con le sue conoscenze, era un motivo di addottrinamento culturale e politico”.
Con Francesco Cossiga, ha detto Ciampi, “scompare dalla scena pubblica un uomo, uno studioso, interamente votato alla politica, alle Istituzioni, allo Stato. Adesso credo sia il momento di lasciare spazio al silenzio e al raccoglimento; a quei sentimenti che più si addicono di fronte alla fine della vicenda terrena di ogni uomo”.
Francesco Cossiga, ha detto Vannino Chiti, vicepresidente del Senato, che spesso riceveva telefonate di Cossiga alle 11 di sera e anche a mezzanotte, “criticava le istituzioni per migliorarle e rifondarle non per picconarle. Lui ha colto prima degli altri che stava cambiando il mondo e che si dovevano rifondare le istituzioni in modo diverso”.
Tanti i ricordi personali dell’ex presidente del Senato Marcello Pera a cui si aggiungono quelli politici: “Era un uomo autorevole e di grande spessore, profondo e stimabile. Spesso abbiamo fatto lunghe discussioni insieme e ci siamo consigliati dei libri da leggere. Per valutarne appieno i meriti penso che occorrerà aspettare del tempo”. Non sono mancate le dichiarazioni del capogruppo alla Camera del Pdl Fabrizio Cicchitto: ”Un personaggio straordinario – ha detto – grazie al quale la Dc non ha mai avuto complessi di inferiorità rispetto ai comunisti”. Cicchitto ricordando lo statista ha sottolineato come le sue “intuizioni” lo facessero “sentire un cretino”. Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, lo ha ricordato come una persona “molto complessa, ma sempre stata attenta ai temi del lavoro”.
Il senatore Franco Marini, ex compagno di partito ha ricordato: “Nella fase finale della crisi e delle ricomposizione e della nostra divisione ce l’aveva con molti, ce l’aveva con tutti, anche un po’ con la Dc. Forse non ce lo meritavamo ma un po’ certamente sì”. Per Scajola, ex ministro allo Sviluppo economico, il ricordo più bello “è il suo discorso al congresso della Dc. Era il 1976, io avevo 18 anni e con lui ricordavamo sempre questo episodio”.
Chi vorrebbe incontrare in paradiso? “I familiari che mi hanno preceduto e un amico morto da innocente, Aldo Moro”. Così Francesco Cossiga rispose alla domanda che, qualche settimana fa, il quotidiano online “Petrus” gli rivolse nel corso della sua ultima intervista. “L’ora è giunta e le valigie sono pronte – continuò -, sono prossimo agli 82 anni e non mi posso lamentare. E poi, come amava ripetere Giovanni XXIII, ’siamo fatti di Cielo’, quindi dobbiamo essere lieti di tornare lassù”.
Cossiga, deceduto ieri all’età di 82 anni, era ricoverato al Gemelli dallo scorso 9 agosto. Le sue condizioni si erano aggravate nella notte e sono precipitate nella mattinata. In una lettera al segretario generale del Senato ha espresso la volontà di non avere funerali di Stato, ma di essere salutato da un picchetto d’onore dei bersaglieri della Brigata Sassari.
Alle 10,30 di domani, nella Chiesa parrocchiale di San Giuseppe a Sassari, si terrà il rito funebre privato seguito dalla sepoltura nella sua città natale, accanto al padre e alla sorella.