31/01/2012
di Redazione
postato il 19/08/2010 ore 19:18
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19 ago. – La giornata per quanto riguarda gli sviluppi della crisi nella maggioranza era iniziata in modo positivo, con le dichiarazioni costruttive del viceministro allo Sviluppo economico, Adolfo Urso, questa mattina ai microfoni di Radio Radicale, che apriva su processo breve e Lodo Alfano costituzionale, ma nel pomeriggio i segnali dai compositi settori finiani sono tornati a diversificarsi, con il deputato Fli Fabio Granata che annuncia per settembre la formazione di un nuovo partito “attorno a Fini” e il web magazine di Fare Futuro, la fondazione del presidente della Camera, che sembra associarsi addirittura al Pd nel ritenere il “berlusconismo” una parentesi negativa da archiviare al più presto.
Un “nuovo patto” per ricucire lo strappo e completare la legislatura è la ricetta indicata da Urso: “Noi siamo nel Pdl. Abbiamo realizzato gruppi parlamentari alla Camera e al Senato – spiega – come reazione difensiva”, dopo l’espulsione di Fini dal partito, ma “pensiamo che il Pdl sia un soggetto fondamentale della vita politica italiana, vogliamo riunificare il nostro percorso, se possibile nello stesso partito, o altrimenti nella stessa maggioranza”.
Per questo, conclude, “serve un nuovo patto per ricucire quello strappo e consacrare il bisogno di completare il percorso della legislatura”. “Noi – assicura Urso – non forniremo alcun motivo per una crisi, e non riteniamo che ci sia alcun motivo per una crisi”. Sulla giustizia, uno dei punti qualificanti della verifica di metà settembre per tentare di ricompattare la maggioranza dopo lo strappo dei “finiani”, da Urso arriva un’apertura al premier.
“Non solo potrebbe, ma dovrebbe esserci la giustizia”. Per l’esponente finiano è “assolutamente importante, anche per gli investimenti esteri nel nostro Paese, una riforma sui tempi dei processi”, ma all’interno di una riforma complessiva della giustizia “certamente può esserci uno scudo costituzionale che tuteli le più alte cariche dello Stato. Siamo favorevoli ad un lodo per il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio. Non pensiamo invece sia necessario per i ministri”, spiega Urso.
Molto diverso da quello di Urso l’orientamento di un altro finiano, Fabio Granata: “A settembre – annuncia – costruiremo attorno a Gianfranco Fini il profilo di una forza politica modernissima ma intrisa di Memoria Storica. Culturalmente consapevole ma popolare”, che risponda alla necessità di “una politica che sappia fare un passo avanti nel contrastare tutte le mafie e cricche, sostenendo i magistrati, le procure le forze dell’ordine con parole adeguate, atti legislativi, strumenti e risorse” e non solo elencazioni propagandistiche di arresti e confische.
Granata si rivolge quindi direttamente a Berlusconi chiedendogli di impegnarsi a recuperare i “falchi” tra i finiani, e non le “colombe”, e di “mettere definitivamente da parte scudi, lodi e leggi ad personam”.
E se dal Pd si risponde al leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che per i Democrat “governo di responsabilità nazionale” significa “avviare il superamento del berlusconismo”, un affondo contro il “berlusconismo” arriva anche dalla fondazione del presidente della Camera, “Fare Futuro”, tramite un editoriale pubblicato sul suo web magazine da Filippo Rossi, questa sera ospite d’onore della piazza centrale della “piccola Atene” (Capalbio), dove insieme a Giovanna Nuvoletti, moglie dell’ex presidente Rai Claudio Petruccioli, presenterà un nuovo magazine, “Caffeina”.
Ormai è chiaro, scrive Rossi, che il berlusconismo “coincide con il dossieraggio e con i ricatti”, con gli “editti bulgari”, con “la propaganda stupida e intontita”, con “slogan, signorsì e canzoncine ebeti da spot pubblicitario”.
Avevano ragione gli “antiberlusconiani di professione”, ammette Rossi, confessando i propri “sensi di colpa”, e anche “un pizzico di vergogna”, “per non aver capito prima, per non aver saputo e voluto alzare la testa”. Anche se persino a sinistra gli argomenti degli “antiberlusconiani di professione” non è che abbiano portato molta fortuna.
Segnali molto diversi tra di loro, che inducono il deputato Pdl Massimo Corsaro a osservare che “anche oggi, in attesa del Bocchino quotidiano, gli amici di Fli riescono ad esprimere con tre voci quattro concetti alternativi”. “I componenti dei nuovi gruppi parlamentari di Fli ci devono dire chiaramente se condividono e meno l’editto antiberlusconiano di Farefuturo. Da lì si decide se andare o non andare alle urne. Il resto è chiacchiera”, commenta il sottosegretario Francesco Giro.
Un articolo, quello di Filippo Rossi, scritto “per far calare il sipario sulla verifica parlamentare prima ancora di aprirla”, commenta il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli: “Se un uomo come Fini – osserva – che fa politica da una vita, scopre soltanto dopo sedici anni di essersi accompagnato a un manipolo di farabutti, i casi sono due: o Fini ha sbagliato mestiere, e allora dovrebbe dedicarsi, che so, all’immobiliare o all’ippica. Oppure ritiene che l’Italia o la maggioranza degli elettori sia composta da cretini che da sedici anni si recano alle urne per dare un consenso maggioritario al centrodestra di cui Fini faceva parte”. Anche il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, nota la dissonanza di voci tra i finiani: “Nelle stesse ore in cui alcuni esponenti finiani si dicevano protesi alla ricerca di un accordo, giunge questo intervento”. “Ma ormai – aggiunge – gli italiani hanno capito: da una parte c’è chi, come il premier, ha agito, agisce e continuerà ad agire in modo responsabile, nell’interesse del Paese.
Dall’altra c’è chi ‘contribuisce’, si fa per dire, alla discussione tenendo un fiammifero acceso in una mano e una tanica di benzina nell’altra”. L’editoriale di Fare Futuro trova una replica anche da parte di “Giovane Italia” (“non comprendere che il berlusconismo cammina già sulle gambe delle nuove generazioni significa osservare la politica con gli occhi bendati”) e dal sottosegretario Daniela Santanché: “Farefuturo continua a criticare il premier e ad accusarlo di menzogne, quando in questo momento se c’è qualcuno che deve ancora fare chiarezza e dare spiegazioni agli italiani sulla vicenda della casa di Montecarlo, donata alla comunità di Alleanza nazionale e oggi dimora di suo cognato a prezzi stracciati, è proprio il presidente della Camera Gianfranco Fini”.
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