16/01/2012
di Helene Pacitto
postato il 19/08/2010 ore 10:42
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19 ago. - “La politica, fino all’ultimo, non riesce ad allontanarsi da Francesco Cossiga . Che ci viveva, ci si addolorava, ci si divertiva.
Cosi’ le tre piĂą alte cariche dello Stato, giunte nella chiesa del Gemelli per l’ultimo saluto, si ritrovano, spontaneamente, a fare un minivertice: capo dello Stato e presidenti di Camera e Senato, piĂą l’immancabile Gianni Letta, che è, di per sè, anche lui un’istituzione”.
Lo scrive il CORRIERE DELLA SERA. Poi, qualche minuto dopo, lo stesso sottosegretario a palazzo Chigi, ambasciatore di Silvio Berlusconi, si ritrova a parlare, in una saletta accanto alla Chiesa, con Gianfranco Fini. Per venti minuti. Due incontri improvvisati. Il primo senza problemi, il secondo con molti problemi, quelli che esistono ancora, anzi piĂą di prima, tra il Cavaliere e il presidente della Camera.
C’è commozione dentro la cappella del Gemelli, attorno alle dieci del mattino, quando la porta principale della chiesa non è stata ancora aperta al pubblico. Ad un certo punto arriva Giuseppe Pisanu, abbraccia la figlia di Cossiga, Anna Maria, e scoppia in lacrime. ResterĂ a lungo in preghiera accanto al compagno dc con il quale ha vissuto il dramma del rapimento Moro.
Nel frattempo, qualche metro piĂą avanti, le tre piĂą importanti cariche dello Stato, insieme a Letta, dopo essere rimaste in silenzio a rendere omaggio, avevano cominciato a scambiarsi qualche parola: aneddoti affettuosi sulla vita del presidente emerito, un primo scambio di vedute sulla cerimonia solenne che potrebbe svolgersi in suo ricordo a metĂ settembre al Senato, e alla fine un patto, quello di rispettare le volontĂ scritte da Cossiga nelle sue lettere. E cioè l’impegno a non presenziare ai funerali che si svolgeranno oggi a Sassari. Qualche minuto dopo Napolitano e Schifani abbandonano, quasi insieme, la chiesa e, prima di andar via, si fermano all’esterno per qualche dichiarazione. Fini e Letta li seguono, ma poi rientrano nell’edificio da una porta laterale e si infilano in una stanzetta.
Il colloquio dura a lungo, dalle 10.20 alle 10.40, cordiale nella forma, durissimo nella sostanza. Letta cerca di svolgere al meglio il suo ruolo di mediazione, prova in tutti i modi a convincere il presidente della Camera che sarebbe meglio per tutti trovare un accordo, che sarebbe la cosa migliore anche “per il bene della nazione”. Concorda Fini: “Sono pronto a discutere tutto ci che serve al bene del Paese”. Ma aggiunge, a raffica, tutto ci che al momento blocca come un macigno ogni possibile via d’uscita, a partire dalle esternazioni degli esponenti del Pdl contro il capo dello Stato (come quella di Maurizio Bianconi che ha provocato una dura nota del Quirinale) e dalla richiesta di dimissioni dello stesso presidente della Camera, avanzata dal partito di Berlusconi. E, sullo sfondo, la campagna di stampa sulla casa di Montecarlo. In conclusione: “Chiunque alimenti conflitti, sparando contro le istituzioni, non fa che danneggiare il Paese e gli italiani”.
Gianni Letta ascolta, ma non pu aggiungere novitĂ che facciano parlare di una possibile schiarita nei rapporti con Berlusconi, qualche punto dal quale ricominciare a tessere il dialogo. In altre parole, l’incontro non sembra produrre passi avanti, nè in una direzione, nè in un’altra. I due escono insieme, ma le loro strade si dividono.
Quando arriva il sottosegretario Paolo Bonaiuti, entra da un’altra porta senza incrociare il presidente della Camera, quasi una metafora delle distanze tra Fini e Berlusconi che invece di accorciarsi si allungano. Entrano, con l’adagio dell’etĂ , i “simboli” della Prima Repubblica, come Giulio Andreotti. E altri presidenti emeriti, dopo Carlo Azeglio Ciampi anche Oscar Luigi Scalfaro. Infine, nel primo pomeriggio arriva Silvio Berlusconi. E la politica non riesce a restare lontano da Cossiga”.
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