RESPONSABILITA’ DEL VERTICE

Davide Giacalone

di Davide Giacalone

postato il 19/08/2010 ore 13:34

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di Davide Giacalone -  Domani si terrà il vertice di maggioranza, vale a dire l’incontro fra Pdl e Lega per stabilire come affrontare, alla ripresa dell’attività parlamentare, la defezione di Gianfranco Fini e dei parlamentari che intendono seguirlo. Un tempo, quando esistevano i partiti, si votava con il sistema proporzionale e i governi nascevano in Parlamento, questo genere di riunioni si chiamavano “consiglio di gabinetto†o “vertice dei segretariâ€. Tale rito non è mai piaciuto al mondo politico della seconda Repubblica, affermando che l’investitura elettorale diretta (che c’è nella prassi, ma manca nelle regole) esclude di doverlo celebrare. Ma poi, puntualmente, le cose vanno diversamente. Capita alla destra come alla sinistra.

L’uscita dei finiani è, oltretutto, anomala: fondano gruppi parlamentari propri, pare s’accingano a dar vita ad un nuovo partito, ma dicono di riconoscersi comunque nella maggioranza e di volere votare per il governo, di cui, del resto, fanno parte con propri ministri. Tutto ciò significa che sia nel vertice di domani sia negli appuntamenti immediatamente successivi, il margine di possibile equivoco è molto ampio. E non conviene al Paese, che non può permettersi, e, comunque, non c’è ragione subisca un logoramento lento ed estenuante. Quindi, meglio essere chiari in anticipo.

Al vertice sarà presentato un documento programmatico, probabilmente articolato in quattro punti. L’idea del governo consiste nel misurare, su quello, la tenuta della maggioranza e, nel caso non fosse convincente, proclamare l’impossibilità di dar vita a nuovi governi. Il che equivale a chiedere elezioni anticipate. Ma non è affatto così semplice e lineare. Prima di tutto perché se il documento ricalcherà il programma di governo i finiani diranno che si tratta di una loro vittoria e lo voteranno, protraendo l’ipocrisia di una maggioranza che non è più tale. Se, invece, andrà oltre il programma di governo essi grideranno al tradimento, non solo dell’alleanza, ma anche del patto elettorale, pertanto riterranno legittima la ricerca di una diversa maggioranza. La qual cosa, comunque, è nelle dichiarate e chiare intenzioni del Presidente della Repubblica, oltre che nelle sue prerogative costituzionali. Quindi ci vorranno altri passaggi, prima di convocare, eventualmente, i comizi elettorali.

Il tempo necessario sarà sostanzialmente perso. In un sistema come quello inglese situazioni di questo tipo si risolvono in poche settimane, dato che è il governo stesso ad avere il potere di considerare conclusa la legislatura. Ma nel nostro sistema il governo è istituzionalmente debole e si ha il diritto di provare a formare maggioranze alternative, pur sapendo in partenza che manca del tutto il collante necessario per dar vita a governi veri, con pienezza di poteri e univocità d’indirizzo. Il tempo perso ha un costo e ne abbiamo già perso parecchio, in una conflittualità politica che rende impossibile governare seriamente e con scadenze certe: quando vince la sinistra ciò si traduce nel succedersi di governi diversi, quando vince la destra nell’impedire al governo di agire con risolutezza. Tutto questo è già contabilizzato in una lunga e continua perdita di competitività del sistema paese. Si paga, e pagano maggiormente i meno garantiti e i più esposti alla concorrenza globale.

Domani, allora, il dovere dei partecipanti al vertice consiste nel ridurre al minimo ipocrisie e tatticismi. Nessuno può pensare di togliere al quirinale la funzione che gli è propria, ma possono essere tolti alibi alla politica di chi punta solo alla melina e al consumarsi delle forze.

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