di Helene Pacitto
postato il 21/08/2010 ore 12:18
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21 ago. – Di seguito l’intervista al ministro dell’Interno Roberto Maroni sul CORRIERE DELLA SERA: “Sarkozy ha ragione ma non è certo una novità . Anche l’Italia usa da anni la tecnica dei rimpatri assistiti e volontari. Nel 2007, proprio con i rom, usò questa strada pure il sindaco di Roma, che non era Jean-Marie Le Pen ma Walter Veltroni. E figuriamoci se allora qualche professionista dell’antirazzismo si sognò di gridare allo scandalo’.
Secondo il ministro dell’Interno Roberto Maroni, dunque, la Francia non sta ‘facendo altro che copiare l’Italia’. Semmai, dice, è arrivato il momento di fare un passo in più.
Per arrivare dove, ministro? “Alla possibilità di espellere anche i cittadini comunitari“.
I comunitari? ‘Sì, espulsioni come per i clandestini, non rimpatri assistiti e volontari. Naturalmente solo per chi viola la direttiva che fissa i requisiti per chi vive in un altro Stato membro: reddito minimo, dimora adeguata e non essere a carico del sistema sociale del Paese che lo ospita. Molti rom sono comunitari ma non rispettano nessuno di questi requisiti“.
L’Unione europea, però, dice che l’espulsione dei cittadini comunitari non è possibile. “Lo so bene. Durante la discussione per il pacchetto sicurezza fu proprio l’Italia a chiedere a Bruxelles la possibilità di attivare questa procedura. Ma il commissario Jacques Barrot, francese, rispose di no: in base al principio di proporzionalità , disse, l’unica sanzione possibile per un comunitario è l’invito ad andarsene, che serve a ben poco. Ma adesso torneremo alla carica. Il 6 settembre ne discuteremo a Parigi in un incontro con i ministri dell’Interno di diversi Paesi europei”.
Ma prendere di mira solo i rom non è discriminatorio? “E infatti le espulsioni dovrebbero essere possibili per tutti i cittadini comunitari, non solo per i rom. Il problema semmai è un altro: a differenza di quello che avviene in Francia, da noi molti rom e sinti hanno anche la cittadinanza italiana. Loro hanno diritto a restare, non si può fare nulla“.
Sarkozy è stato criticato dalla Chiesa, dall’Ue e dal Vaticano. Ma i toni sembrano meno duri rispetto a quelli usati a suo tempo contro l’Italia. È solo perché è agosto e sono tutti in ferie? “No. È un vecchio pregiudizio duro a morire in certi ambienti della sinistra, della Chiesa e dell’associazionismo. Se una cosa la fa Zapatero va bene, se la fa Sarkozy insomma, se la fa il governo Berlusconi con un ministro leghista bisogna dargli addosso perché sicuramente viola i diritti umani“.
Proprio mentre stiamo parlando, la Chiesa torna ad esprimere i suoi dubbi sul federalismo. Dice il cardinal Bagnasco che, se disgrega il Paese, non è un valore. “Ma il cardinale dice anche che il federalismo è una ricchezza se unisce il Paese. Bagnasco è una persona saggia e prudente, e nella legge ci sono già tutte le risposte. Il federalismo porterà più equità , perché chi spenderà soldi pubblici ne dovrà rispondere più di quanto debba fare oggi“.
Non è un’interferenza, dunque? “No, il pregiudizio segue altre strade. L’anno scorso proprio Zapatero ha fatto una legge che riprende la Bossi-Fini. Non ho sentito la solita levata di scudi che segue ogni nostra decisione“.