LA SITUAZIONE POLITICA E’ AL CAPOLINEA

Alessandra Servidori

di Alessandra Servidori

postato il 23/08/2010 ore 18:25

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di Alessandra Servidori – La situazione politica è veramente al capolinea: da una parte la minoranza strapazzata da un giustizialista -Di Pietro- ed un estremista- Vendola, dall’altra il gruppo dirigente del PdL che non ha vie d’uscita: Fini e i suoi sono in grado di condizionare ogni mossa di quella che fu la maggioranza, in maniera molto piĂą esplicita e determinante dall’esterno rispetto a quanto fosse loro possibile dall’interno. Il documento di fine luglio si è rivelato essere un errore, per i tempi, per i modi e, soprattutto, per aver preso di mira direttamente il presidente Fini ed alimentato un meccanismo di solidarietĂ , ancor piĂą accentuato dopo gli attacchi di certa stampa. Un giorno si saprĂ  perchĂ© le cose sono andate in tal modo.

Perché invece di mandare la politica a riflettere in ferie, la si è voluta mettere sotto pressione, incamminandola lungo un vicolo cieco. L’unica spiegazione plausibile poteva essere quella di una sottovalutazione del numero dei parlamentari che avrebbero seguito Fini. Ma questa, foriera di una decisione avventata, viene smentita da tutti i protagonisti di quella riunione, i quali hanno dichiarato sempre di aver rappresentato a Berlusconi una situazione molto prossima, nella dimensione quantitativa della scissione, a quanto sarebbe poi accaduto. Ma quello dei numeri, alla fine, può essere anche un aspetto secondario, perché è sicuramente sostenibile la tesi che andasse fatta chiarezza in un partito che – anche sul piano mediatico (ecco la trappola di dare troppa importanza ai media !) – si era da tempo sdoppiato ed esprimeva una babele delle lingue. Il problema vero sta in un errore di analisi ovvero nel non aver compreso che Fini non è il protagonista, ma l’esecutore ultimo di un disegno eterodiretto (con cura e da tempo) rivolto a disarcionare Silvio Berlusconi. In sostanza, si sta preparando – con un dispiegamento di forze mai visto prima d’ora, tenuto insieme da plurale ed autorevolissima – la medesima operazione del 1994. Fini è uno strumento consapevole di quest’operazione. E in quanto tale sta in una botte di ferro, come dimostra la difesa e la solidarietà ricevute dal Quirinale a proposito della discutibile vicenda monegasca. Io vedo con preoccupazione un della magistratura contro il premier su di un caso clamoroso; un governo tecnico richiesto e sostenuto da tutti i poteri forti; una nuova legge elettorale che assicuri la sconfitta della coalizione PdL-Lega.

Per sventare queste manovre Berlusconi ha una sola carta da giocare: mantenere salda e compatta la maggioranza al Senato in modo da negare la fiducia ad un eventuale governo nato da un ribaltone (che potrebbe ottenere il voto della Camera). Ma fino a che punto la maggioranza a Palazzo Madama sarà compatta? La Lega nelle regioni del Nord e del Centro è pesante e determinerà la conquista di alcune decine di seggi oggi tenuti da parlamentari del PdL. Bossi ha diverse carte di riserva, in caso di elezioni anticipate: il rafforzamento del suo partito e il rilancio di una prospettiva separatista. Così, nei prossimi mesi Silvio Berlusconi si troverà ad affrontare la più importante offensiva che sia mai stata messa in campo contro di lui e sarà costretto a farlo insieme ad un alleato, Umberto Bossi, che non esiterà a pensare ai propri interessi e a vincere la propria battaglia anche in caso di sconfitta della coalizione. Il tutto con una complicazione pratica: sarà difficile se non impossibile votare in autunno. Ad ogni modo, adesso non vi sono alternative differenti da quelle adottate: elaborare un programma e valutare se su di esso vi siano le condizioni per ricompattare la maggioranza, fino a quando sarà possibile. Sarà un momento della verità, perché verranno allo scoperto le vere intenzioni di Fini (e dei seguaci disposti a seguirlo fino in fondo) e si vedrà se davvero quel disegno che esiste avrà modo di affermarsi. Mi auguro che le spinte all’aggiustamento prevalgano. Tenendo presente, però, che, in caso di rottura definitiva e di crisi di governo, il gioco finirà in altre mani.

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