16/01/2012
postato il 23/08/2010 ore 18:25
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di Alessandra Servidori – La situazione politica è veramente al capolinea: da una parte la minoranza strapazzata da un giustizialista -Di Pietro- ed un estremista- Vendola, dall’altra il gruppo dirigente del PdL che non ha vie d’uscita: Fini e i suoi sono in grado di condizionare ogni mossa di quella che fu la maggioranza, in maniera molto piĂą esplicita e determinante dall’esterno rispetto a quanto fosse loro possibile dall’interno. Il documento di fine luglio si è rivelato essere un errore, per i tempi, per i modi e, soprattutto, per aver preso di mira direttamente il presidente Fini ed alimentato un meccanismo di solidarietĂ , ancor piĂą accentuato dopo gli attacchi di certa stampa. Un giorno si saprĂ perchĂ© le cose sono andate in tal modo.
Perché invece di mandare la politica a riflettere in ferie, la si è voluta mettere sotto pressione, incamminandola lungo un vicolo cieco. L’unica spiegazione plausibile poteva essere quella di una sottovalutazione del numero dei parlamentari che avrebbero seguito Fini. Ma questa, foriera di una decisione avventata, viene smentita da tutti i protagonisti di quella riunione, i quali hanno dichiarato sempre di aver rappresentato a Berlusconi una situazione molto prossima, nella dimensione quantitativa della scissione, a quanto sarebbe poi accaduto. Ma quello dei numeri, alla fine, può essere anche un aspetto secondario, perché è sicuramente sostenibile la tesi che andasse fatta chiarezza in un partito che – anche sul piano mediatico (ecco la trappola di dare troppa importanza ai media !) – si era da tempo sdoppiato ed esprimeva una babele delle lingue. Il problema vero sta in un errore di analisi ovvero nel non aver compreso che Fini non è il protagonista, ma l’esecutore ultimo di un disegno eterodiretto (con cura e da tempo) rivolto a disarcionare Silvio Berlusconi. In sostanza, si sta preparando – con un dispiegamento di forze mai visto prima d’ora, tenuto insieme da plurale ed autorevolissima – la medesima operazione del 1994. Fini è uno strumento consapevole di quest’operazione. E in quanto tale sta in una botte di ferro, come dimostra la difesa e la solidarietà ricevute dal Quirinale a proposito della discutibile vicenda monegasca. Io vedo con preoccupazione un della magistratura contro il premier su di un caso clamoroso; un governo tecnico richiesto e sostenuto da tutti i poteri forti; una nuova legge elettorale che assicuri la sconfitta della coalizione PdL-Lega.
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Gli stipendi dei parlamentari italiani sono i piĂą alti d’Europa. Fin qui niente di nuovo, la novità è che Francia e Germania spendono complessivamente di piĂą perchè pagano maggiormente i portaborse.
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