21/01/2012
di Helene Pacitto
postato il 26/08/2010 ore 13:24
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26 ago. – L’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha scelto anche lui la via della missiva, una lettera al presidente della Repubblica per esporrre le ragioni dell’azienda nel caso degli operai di Melfi reintegrati dal giudice del lavoro, che per non possono tornare alla catena di montaggio. Lo si legge sulla “Stampa”; il quotidiano della Fiat aggiunge che il presidente di Fiat John Elkann ha invece telefonato direttamente a Giorgio Napolitano, un colloquio che si sarebbe rivelato “cordiale e chiarificatore”.
Fiat risponde cos alla lettera inviata da Napolitano ai tre operai esclusi, che gli avevano rivolto un appello, lettera in cui il capo dello Stato aveva espresso “il vivissimo auspicio – che spero sia ascoltato anche dalla dirigenza della Fiat – che questo grave episodio possa esser superato, nell’attesa di una conclusiva definizione del conflitto in sede giudiziaria”.
Nella lettera “personale” inviata a Napolitano, Marchionne (oggi atteso al Meeting Cl di Rimini) in sostanza secondo la Stampa ha ricapitolato i termini della questione, motivando le ragioni dell’azienda e rassicurando circa il fatto che la Fiat non ha intenzione nè interesse al permanere di uno stato di tensione nella fabbrica. Il numero uno del Lingotto, si legge, ha anche illustrato a Napolitano la linea alla quale si atterrà l’azienda da qui in avanti: massimo rispetto per le decisioni della magistratura ma anche difesa della scelta fatta con il tipo di reintegro adottato nei confronti di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli (in sostanza, il pagamento dello stipendio senza rientro fisico al posto di lavoro).
Invece Elkann nella telefonata a Napolitano non avrebbe nascosto “una certa sorpresa per come giornali e tv hanno interpretato la lettera del Presidente della Repubblica e cioè un prender parte delle ragioni dei lavoratori contro quelle dell’azienda”. In un virgolettato attribuibile a Elkann l’articolo prosegue, “Cercare e trovare soluzioni di lungo periodo di fronte alle difficoltà del momento e alle tensioni che talvolta ne derivano è l’auspicio di tutti, Fiat in testa”. Secondo la Stampa, un ‘chiarimento’ l’avrebbe fornito anche il capo dello Stato affermando che non aveva l’intenzione di scendere in campo a favore dell’una o dell’altra parte. Sarebbe stata registrata una “intesa assoluta” fra Quirinale e Fiat sulla necessità di fare dell’episodio il punto di partenza “per il recupero di più serene relazioni sindacali”.
La platea del meeting di Rimini ha accolto con applausi l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne: incalzato dalle domande dei giornalisti, Marchionne ha risposto che parlera’ dal palco e non deludera’ le attese. ”Non vi lascio a secco”, ha detto ai giornalisti. e subito, con esplicito riferimento al caso Melfi, afferma: ”La gravita’ delle accuse che ho sentito muovere verso la Fiat mi ha costretto a cambiare radicalmente il testo del del mio discorso”.
”Fino a quando non ci lasciamo alle spalle vecchi schemi non ci sarà mai spazio per vedere nuovi orizzonti”.’ ‘Non siamo piu’ negli anni ‘60” e occorre ”abbandonare il modello di pensiero” che vede una ”lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai”.’
‘L’unica area del mondo dove il gruppo Fiat e’ in perdita e’ in Italia”, ricorda sempre dal Palco del Meeting di Rimini l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sottolineando che ”per questo e’ nato il progetto Fabbrica Italia per riportare gli stabilimenti su livelli competitivi”. La Fiat – afferma – ”e’ l’unica azienda disposta ad investire 20 milioni di euro in Italia, ma questo sforzo viene visto da alcuni con la lente deformata del conflitto”.
“Serve un patto sociale, uno sforzo comune per condividere sacrifici e impegno e dare al Paese la possibilità di andare avanti”. Questo il messaggio lanciato dall’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne nel suo intervento al meeting di Cl di Rimini. Marchionne ha spiegato che “erigere barricate nel sistema alimenta la guerra in famiglia”. Per l’amministratore delegato di Fiat bisogna “lasciarsi alle spalle vecchi schemi per dare spazio a nuovi orizzonti. Ho l’impressione che lo sforzo della Fiat non sia compreso o non sia apprezzato intenzionalmente”.
Poi, rispondendo alla domanda diretta di un giornalista, replica anche all’intervento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha sollecitato uno sforzo per superare l’episodio. “Ho un grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica, come persona e per il suo ruolo istituzionale, e accetto da lui un invito a cercare di trovare una soluzione a questo problema e mandare avanti le cose”.
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