IL PD SI DIVIDE SULLA LEGGE ELETTORALE

di Helene Pacitto

postato il 30/08/2010 ore 13:10

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30 ago. – Quale legge elettorale è la migliore per battere Silvio Berlusconi? È questo l’interrogativo che anima il dibattito tra i leader del centrosinistra. Secondo Massimo D’Alema, intervistato oggi da Repubblica, non si può “rischiare di tornare al voto con questo sistema” che “fa comodo solo a Berlusconi, che col 38 per cento dei consensi può farsi eleggere al Quirinale, e chiudere i giochi per sempre”.

Le vie alternative a tale legge elettorale sono, secondo D’Alema, o il doppio turno alla francese “che seleziona in anticipo le forze in campo, e potrebbe interessare all’Udc” o “il sistema tedesco, proporzionale con lo sbarramento, che rompe la rigiditĂ  dello schema ‘blocco contro blocco”.

Quest’ultima è senza dubbio da tempo quella privilegiata dall’ex premier perchĂŠ “con il sistema tedesco noi potremmo convogliare un campo vasto di forze, dall’Udc alla Lega, e creare un assetto tendenzialmente bipolare, anche se non bipartitico, dove si andrebbe alle urne con cinque, massimo sei partiti, con un centro forte che si allea con la sinistra, con la sfiducia costruttiva, con una buona stabilitĂ  dei governi, che volendo potremmo persino rafforzare con l’introduzione di una clausola anti-ribaltone”. Il sistema tedesco, insomma, sarebbe l’unico in grado di garantire a Bersani di poter costruire la sua “alleanza per la democrazia”.

Il senatore del Pd Stefano Ceccanti, con una nota su Facebook, ha mosso dure critiche alle dichiarazioni di Massimo D’Alema. Il sistema tedesco, infatti, secondo il costituzionalista del Pd non pone un chiaro vincolo elettorale e non assicura l’alleanza col centro.

“Premesso che dopo il voto il “centro forte”, ammesso che ci fosse, potrebbe anche decidere di allearsi a destra, o comunque con chi gli offre di piĂš, a cominciare dalla Presidenza del Consiglio, è evidente che – ha spiegato Ceccanti – tutto ciò ha ben poco a che fare sia con l’Ulivo, vecchio o nuovo come da recente rilancio di Bersani, sia col Pd, che non sono nati come forze di sinistra per farsi poi traghettare al governo dal ‘centro forte”.

Il senatore propone quindi il ritorno al sistema maggioritario così come aveva già fatto la scorsa settimana Walter Veltroni dalle pagine del Corriere della Sera, secondo cui c’è bisogno di “riformare la legge elettorale dando forma, per esempio attraverso i collegi uninominali e le primarie per legge, a un moderno e maturo bipolarismo”.

Dalle pagine dell’UnitĂ , invece, è in corso una campagna per la reintroduzione della precedente legge elettorale: il mattarellum che prevedeva un sistema misto tra collegi uninominali e quota proporzionale. Ma i sostenitori di questa proposta prevedono l’obbligo di indire le primarie in ogni collegio uninominale qualora si ritornasse al “mattarellum”, ma anche nel caso in cui l’attuale legge elettorale non venisse modificata. Secondo l’ex ministro Beppe Fioroni, infine, la legge elettorale si può cambiare solo “in maniera condivisa” e riconsegnando ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti.

”Non vogliamo offrire ancora a Berlusconi – ha spiegato Fioroni nel corso di un dibattito alla Festa democratica di Firenze – la possibilita’ di farsi compatire nel ruolo di vittima di una minoranza che diventa maggioranza cambiando le regole in corsa. Inoltre esistono anche due condizioni irrinunciabili da soddisfare: garantire stabilitĂ  al Paese e offrire al cittadino la piena chiarezza sulla coalizione che andra’ a votare, nonche’ sul candidato premier”.

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