PROCESSO BREVE SI CERCA UN PUNTO DI EQUILIBRIO FRA PDL E FINIANI

di Redazione

postato il 31/08/2010 ore 12:28

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31 ago. – E’ sul cosiddetto “processo breve” che si giocheranno le chance di ricucitura all’interno della maggioranza tra Pdl e finiani. Il provvedimento, volto a rendere certi e ragionevoli i tempi dei processi, è già stato approvato al Senato e sarà all’esame della Camera da metà settembre.

Il Pdl lo ritiene un cardine della riforma della giustizia e fa parte dei cinque punti programmatici sui quali il premier Berlusconi intende chiedere una rinnovata fiducia alle Camere. Ma è proprio su questo provvedimento, tra quelli citati nel documento, che i finiani continuano a manifestare le proprie perplessità, pur avendolo già votato in Senato.

Il capogruppo Fli alla Camera, Italo Bocchino, lo inserisce in quel 5 per cento che “va discusso”, non facendo parte del programma di governo iniziale.

I “falchi” Carmelo Briguglio e Fabio Granata hanno già fatto sapere che non intendono votarlo così com’è, mentre Silvano Moffa, Giuseppe Consolo e Adolfo Urso in questi giorni si sono mostrati molto più aperti, specie dopo le rassicurazioni del Guardasigilli Angelino Alfano sull’intenzione del governo di stanziare investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle esigenze dei nuovi tempi processuali.

E secondo le indiscrezioni riportate oggi su alcuni quotidiani, sembra che sia partita l’ennesima trattativa sotterranea fra il deputato e legale del premier, Nicolò Ghedini, e quello vicino al presidente della Camera, la finiana Giulia Bongiorno, presidente della Commissione Giustizia della Camera. Una trattativa che potrebbe avere come oggetto la messa a punto del processo breve, ma anche la ricerca di una soluzione tecnica alternativa, per garantire, spiegano alcuni retroscenisti, uno “scudo” giudiziario al premier senza coinvolgere gi altri processi in corso. Sarebbe in particolare al vaglio dei due legali un intervento sulle norme del codice penale che regolano il calcolo dei tempi della prescrizione, da inserire nella riforma complessiva del processo penale.

Ai “critici” del processo breve risponde il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, invitandoli a ricordare i numeri del provvedimento, che “per i reati meno gravi, cioè quelli che stanno sotto i 10 anni di pena”, prevede una durata dei tre gradi di giudizio di sei anni e mezzo circa; “per i reati più gravi, cioè quelli sopra i 10 anni di pena, sette anni e mezzo; per i reati di terrorismo e mafia, la durata dei tre gradi sarebbe di ben 10 anni prorogabili di un terzo”. “Dati alla mano – conclude l’esponente Pdl – francamente questo mi sembra tutto tranne che un processo breve. Il merito del governo Berlusconi – sostiene – è anche quello di volere ridimensionare cifre incivili, che tengono vite e imprese appese decenni in attesa della sentenza e che per questo ci hanno fatto condannare dall’Europa”.

Al capogruppo del Pdl non sfugge inoltre la visita di alcuni esponenti finiani a quattro procure, una “sorta di processione” la definisce, che “non serve a nulla, se non a combinare insieme un incerto e furbesco contrattualismo con una volontà di rottura”. Il Pdl, ricorda Cicchitto, “è da sempre un partito garantista, che è uno dei suoi valori fondamentali. Il garantismo e la legalità non sono in contraddizione, mentre la legalità e il giustizialismo sono agli antipodi”.

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