03/02/2012
di Helene Pacitto
postato il 01/09/2010 ore 11:21
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01 set. – La guerra in Iraq è finita. Ora occorre rimboccarsi le maniche per rilanciare la nostra economiaâ€. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha evitato trionfalismi nel chiudere l’avventura nel Golfo Persico lanciata dal suo predecessore, e ha ringraziato i militari per i sacrifici fatti in questi sette anni.
Parlando da uno Studio ovale rinnovato, con carta da parati, tappeti e mobili nuovi, Obama ha anche riferito di aver parlato con George W. Bush, senza tuttavia rivelare i contenuti della telefonata: “È noto il disaccordo esistente tra noi sin dall’inizio del conflitto – ha commentato Obama – ma nessuno può dubitare il suo sostegno alle truppe, il suo amore per il Paese e il suo impegno per la sicurezzaâ€.
Il discorso del presidente è stato sobrio, concreto, volto soprattutto a sottolineare i temi sensibili per gli elettori in vista delle elezioni di mid-term, per le quali, secondo i sondaggi, i repubblicani sono avanti di dieci punti. Quindi, dopo aver insistito sul fatto che la vera guerra da vincere è quella in Afghanistan, Obama ha spiegato che anche da quel teatro occorrerà disimpegnarsi: “Non possiamo fare noi in eterno quello che gli afgani alla fine devono riuscire a fare da soliâ€.
Il successore di Bush, ben sapendo che l’economia sarà la chiave di volta delle elezioni di novembre, ha anche ricordato “le enormi risorse spese in Iraq in un momento di bilanci ristretti in patria†e si è detto soddisfatto per aver mantenuto la promessa di chiudere il conflitto fatta durante la campagna elettorale che due anni fa lo portò alla presidenza. A Washington, tuttavia, non mancano le contestazioni.
Alcuni repubblicani attribuiscono il merito del miglioramento della sicurezza in Iraq al “surge†avviato da Bush e dal generale Petraeus: “Certi leader prima si sono opposti con tutte le loro forze a questa strategia e ora ne rivendicano il meritoâ€, ha commentato ad esempio il deputato dell’elefantino John Boehner.
Altri osservatori temono anche che la riduzione delle truppe sia stata troppo precipitosa e che l’Iraq rischi ora di finire in una guerra civile.
Il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki si è tuttavia mostrato più che soddisfatto: “Abbiamo vinto la sovranità , l’Iraq è di nuovo indipendenteâ€, ha commentato il premier. Proprio per garantire che gli americani non abbandoneranno l’alleato, Obama lunedì ha comunque inviato nel Golfo Persico il vice presidente Joe Biden, che si è detto convinto di un esito positivo della vicenda irachena: “Andrà bene per noi e andrà bene per loroâ€.
In ogni caso è noto che ben 50 mila soldati Usa rimarranno in Iraq nella nuova missione “Advise and assistâ€, volta ad addestrare e coadiuvare l’esercito locale. Inoltre, settemila contractor americani sono già alle dipendenze del governo di Baghdad. Per la cosiddetta “Operation New Dawnâ€, operazione nuova alba, cioè il nuovo corso delle truppe Usa in Iraq, oggi si svolgerà una cerimonia alla quale parteciperà lo stesso Biden.
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