03/02/2012
di Redazione
postato il 01/09/2010 ore 11:36
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01 set. – Alla fine di luglio 2010 i contratti collettivi nazionali di lavoro, in vigore per la sola parte economica, interessano il 63,8 per cento degli occupati dipendenti rilevati per il periodo di riferimento degli indici (dicembre 2005); a essi corrisponde una quota del 60,7 per cento del monte retributivo osservato.
Lo rende noto l’Istat, aggiungendo che l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1 per cento rispetto al mese precedente e del 2,4 per cento rispetto a luglio 2009; la crescita registrata nel periodo gennaio-luglio 2010, rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente, è del 2,4 per cento. La variazione congiunturale dello 0,1 per cento, spiega l’istituto di statistica, è il risultato dell’applicazione di diverse clausole contrattuali.
Nel mese di luglio, a fronte di una variazione tendenziale media di più 2,4 per cento, i settori che presentano gli incrementi più elevati sono alimentari, bevande e tabacco (5,2 per cento), telecomunicazioni (4,5 per cento), regioni e autonomie locali (4,3), servizio sanitario nazionale (4,2 per cento). Gli incrementi minori si osservano, invece, per pubblici esercizi e alberghi, ministeri, scuola, militari-difesa e attività dei vigili del fuoco (in tutti i casi l’aumento è stato dello 0,6 per cento) e forze dell’ordine (0,5 per cento).
A luglio, nella pubblica amministrazione, è stato recepito l’accordo per i dipendenti della presidenza del Consiglio dei ministri relativo al passato biennio 2008-2009 e pertanto già scaduto. Alla fine di luglio è anche terminata la validità economica degli accordi per i lavoratori della ceramica e dell’editoria giornali.
Alla fine di luglio risultano in vigore 37 contratti, che regolano il trattamento economico di circa 8,3 milioni di dipendenti; a essi corrisponde un’incidenza in termini di monte retributivo pari al 60,7 per cento.
Risultano, invece, in attesa di rinnovo 41 accordi, relativi a circa 4,7 milioni di dipendenti e al 39,3 per cento del monte retributivo totale.
A livello settoriale le quote di contratti nazionali vigenti sono molto differenziate: la copertura è totale nel settore agricolo, è pari al 95,3 per cento per l’industria e al 68,9 per cento per i servizi privati.
Nella pubblica amministrazione, invece, a partire da gennaio 2010 tutti i contratti sono scaduti e la copertura risulta nulla. L’incidenza (in termini di monte retributivo contrattuale rispetto al totale osservato nel dicembre 2005) dei contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore rilevata a luglio 2010 si ridurrebbe lentamente sino a dicembre 2010 (scendendo al 58,8 per cento) per poi cadere al 34,9 per cento a gennaio 2011, a causa della scadenza di numerosi accordi, in particolare nel settore dei servizi privati, alla fine del 2010.
Sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine del mese di luglio 2010 l’Istat calcola l’indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l’intera economia, proiettato per l’anno 2010: nella media dell’anno l’indice registrerebbe un incremento del 2,1 per cento.
Con riferimento al semestre agosto 2010-gennaio 2011, in assenza di rinnovi, il tasso di crescita tendenziale dell’indice generale scenderebbe dal 2,2 per cento di agosto all’1,4 per cento di dicembre, per poi risalire all’1,8 per cento a gennaio.
A seguito dei contratti scaduti e recepiti nel mese di luglio, la quota di dipendenti in attesa di rinnovo è pari per l’intera economia al 36,2 per cento, in lieve aumento rispetto a giugno 2010 (35,7 per cento), e in forte crescita rispetto a luglio 2009 (13,1 per cento). I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 13, in aumento rispetto a giugno 2010 (12,2), ma in calo rispetto a un anno prima (14,6).
Infine, l’attesa media distribuita sul totale dei dipendenti è pari a 4,7 mesi, a fronte di 4,4 mesi a giugno 2010 e 1,9 mesi nel luglio 2009.
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