LAVORO: BRUNETTA, GESTIONE FLESSIBILE E CONTRATTATA DELLA PARTECIPAZIONE

di Redazione

postato il 02/09/2010 ore 12:17

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“Nel passato si e’ ritenuto che l’unico modo per ottenere un alto livello di produttivita’ del lavoro e, quindi, di competitivita’ per le imprese, fosse ridurre i compiti degli addetti alla produzione a una serie di attivita’ limitate, strettamente controllate e a basso costo. Non vi era spazio per l’iniziativa individuale. Da qualche anno la qualita’ totale rappresenta invece l’obiettivo finale per ogni impresa, sia che faccia parte del settore manifatturiero che dei servizi. Gli standard qualitativi sono percio’ presenti nelle relazioni con i clienti, nel controllo delle scorte, nella gestione del personale”. Cosi’ il ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione, Renato Brunetta, interviene su ‘Il Foglio’ con un’analisi delle prerogative della ’share economy’. “La qualita’ totale comporta l’immissione, nell’organizzazione aziendale, di gerarchie flessibili, lavoro di squadra, autoregolamentazione dei lavoratori, utilizzo di sistemi e tecniche per quantificare il successo e per realizzare un costante miglioramento dei compiti”. Ma tutto questo, nota il ministro collide con la tradizione prassi del ’salario fisso’. “Meglio allora -scrive Brunetta- la gestione flessibile e contrattata degli schemi a partecipazione, che adotti di azienda in azienda, di reparto in reparto, di gruppo in gruppo coefficienti e parametri, in una sorta di pluralismo partecipativo, capace di apprendere in tempo reale e, quindi, continuamente monitorare e modificare, sia le quote variabili che quelle fisse della remunerazione del lavoro, in ragione dei cambiamenti tecnologici in atto”. “La contrattazione flessibile e decentrata degli schemi a partecipazione”, dice ancora il ministro, puo’ essere quella giusta anche per le “fasi di ristrutturazione e riconversione”. E i “migliori schemi di partecipazione dovrebbero pertanto incorporare efficienti reti di sicurezza attiva, gestite congiuntamente da lavoratori e imprese, lasciando allo stato solamente un welfare di garanzia, per quegli individui che o non sono ancora entrati nel mercato del lavoro, o che per un qualsiasi motivo il lavoro l’abbiano perso”.

“Gli ingressi nell’occupazione non sarebbero una prova del fuoco -sottolinea Brunetta- ma anzi un consapevole percorso di scelte; cosi’ i distacchi, le uscite, non avrebbero nulla di traumatico, configurandosi unicamente come meri rallentamenti, dovuti all’eta’, rispetto alla vita attiva”. “La tendenziale piena occupazione -nota Brunetta- modifica naturalmente i comportamenti della domanda di lavoro. Se il lavoro diventa un fattore scarso, le imprese dopo aver esaurito tutte le scorte disponibili di disoccupazione involontaria, vedrebbero necessariamente rallentare la propria capacita’ di espansione e di riduzione dei prezzi: migliora dunque la situazione del lavoratore medio e si accresce la quota di reddito percepita dal lavoro nel suo complesso”. “In questa traiettoria verso la piena occupazione finiranno col precisarsi, inoltre, le modificazioni dei rapporti tra lavoro e capitale -conclude il ministro- in termini di power partnership : risultera’ inevitabile, ma anche conveniente per datori di lavoro e lavoratori, stabilire forme progressive di condivisione delle decisioni o delle scelte in tema di investimenti, mercati di sbocco e prodotti. Tutto ci al di la’ del tradizionale schema conflittuale capitale-lavoro, cui siamo stati abituati”.

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