MA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E’ UNA ISTITUZIONE?

Achille Chiappetti

di Achille Chiappetti

postato il 10/09/2010 ore 10:52

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di Achille Chiappetti – Subito dopo la vergognosa contestazione dei “grillini”contro Schifani alla festa del PD, Napolitano è intervenuto con un duro richiamo. Giusto. Aggredire il Presidente del Senato, ossia, la seconda carica dello Stato, significa colpire -non una parte politica- bensì la Repubblica. Un atto, dunque, necessario contro l’imbarbarimento del confronto politico e le derive sovversive.

È di quest’estate anche l’intervento del Quirinale a difesa di Fini, oggetto di attacchi personali per la misteriosa evaporazione del patrimonio di AN dalle parti del Principato di Montecarlo e della famiglia Tulliani. La difesa d’ufficio della terza carica dello Stato sembra dunque rientrare nei moduli operativi del Quirinale riguardo alle cariche istituzionali. Va pure aggiunto che eventuali dimissioni del Presidente della Camera avrebbero innestato una crisi tendente allo scioglimento anticipato del Parlamento.

Questa linea istituzionale del Presidente della Repubblica non sembra estendersi con altrettanto vigore al Presidente del Consiglio. L’attuale capo dell’esecutivo ha subìto ben altre aggressioni; egli è ha perfino subito un attentato, quando, in occasione di una uscita pubblica, gli è stato lanciato un oggetto contundente che, per mero caso, gli ha unicamente rotto qualche dente e spaccato bocca e labbra. Non mi sembra di ricordare che vi siano state, dal Quirinale, reazioni altrettanto immediate e aventi la durezza che un fatto così grave meritava, anche nella ipotesi che si trattasse del gesto di un isolato squilibrato.

La domanda da porsi è, perciò, la seguente: ma quali sono le istituzioni su cui si fonda la Repubblica e per le quali il ruolo di garante della Costituzione impone interventi a difesa? E, conoscendo l’attenzione di Napolitano riguardo ai problemi interpretativi, ci si deve altresì chiedere quanto abbiano influito su di lui le opinioni (il plurale è d’obbligo) della dottrina al riguardo.

A questo proposito mi sia consentito di rispondere. Gli interventi a difesa  sono legittimi, se non dovuti, a favore di tutti gli organi che esercitano attribuzioni loro assegnate dalla Costituzione. Ovviamente, poiché tali soggetti sono numerosi, dato l’assetto pluralistico della Repubblica, la doverosità dell’intervento è rapportata all’importanza del loro ruolo e alla gravità dell’aggressione.

Se si tiene presente questa indicazione costituzionale, vale il fatto che il Presidente del Consiglio, ossia il vertice supremo del potere esecutivo, è la quarta carica dello Stato, seguita  dalla Corte costituzionale e dai giudici giudicanti nonché dal CSM e, via via, da altre di minore rilievo istituzionale. E, occorre anche ricordarsi che la Costituzione esalta il rapporto tra tale istituzione e il Capo dello Stato, sin dal momento della sua nomina ed in tutto il percorso della sua attività.

Senonché un ulteriore elemento di differenziazione delle istituzioni è, anche, il grado di neutralità politica che connota la loro attività. La politicità dell’azione di governo potrebbe dunque motivare un diverso trattamento riservato al Presidente del Consiglio, specie se si dà rilievo al fatto che esso è sostenuto dalla sola maggioranza.

Ma ciò è vero solo in parte, perché delle prime quattro cariche istituzionali è solo al Presidente della Repubblica che si chiede un’assoluta neutralità politica. Già i Presidenti delle due Camere non debbono rinunciare alla loro appartenenza, pur essendo tenuti ad attenersi a comportamenti super partes. Anche il Presidente del Consiglio e i Ministri devono posporre la loro appartenenza politica ed esercitare le loro funzioni curando esclusivamente l’interesse nazionale, seppure mediato dalla loro visione politica. D’altronde essi attuano un programma approvato dal Parlamento, sono il Governo  di tutti gli italiani e i loro atti sono imputati allo Stato.

Questa connotazione dell’azione di governo giustifica la critica, la contestazione e la contrapposizione politica, sia in Parlamento, sia in ogni altra sede. Ma il Presidente del Consiglio (ed il Governo) è e resta una fondamentale istituzione dello Stato e in questa qualità esso deve ricevere la tutela che la Costituzione pretende per essa. Berlusconi, pertanto, non deve essere difeso dagli attacchi politici, ma gesti o parole che delegittimano la sua carica o lo colpiscono fisicamente violano la Carta di cui il Presidente della Repubblica è il custode.

D’altronde, lo stesso vale per le altre cariche istituzionali, le quali, ove scendano in politica non possono non essere assoggettate a una critica (politica) tanto più dura quanto più essi si allontanino dalla essenza neutrale delle loro funzioni. Anzi esse meriterebbero perfino richiami del Presidente della Repubblica in casi di netta rottura del loro ruolo istituzionale. Per capirlo si prenda il caso di Fini che, operando prevalentemente come uomo di fazione su questioni destinate ad essere oggetto dell’attività parlamentare, delegittima la propria carica e rompe il fragile equilibrio tra istituzioni e politica.

Data la delicatezza della materia, si può capire perché il Quirinale operi un rigido self-restraint sugli interventi a difesa del Presidente del Consiglio. Ciò, per evitare l’accusa di difendere l’indirizzo politico governativo ma omettendo di mettere sull’altro piatto della bilancia i tanti richiami ad esso rivolti.

Ma il vero nodo è che Napolitano è stato lasciato solo a causa della faziosità di troppi costituzionalisti. Questi ultimi, schierandosi, hanno pure tradito il dovere di obiettività scientifica e, per mero spirito di fazione, hanno taciuto sia quando Berlusconi venne aggredito ben al di là dei limiti della critica e dell’opposizione politica, sia ora che il Presidente della Camera fa scempio della sua carica e dello spirito della Costituzione. Essi stanno perdendo tante occasioni di servire il Paese.

Commenti

  1. noemy scrive:

    A mio avviso il presidente del consiglio non solo è una carica istituzionale, ma è anche il pilastro fondamentale per l’intero paese. Ultimamente ci sta un pò di confusione, e tanta maleducazione e arroganza. Basterebbe che ognuno svolgesse il proprio lavoro nel migliore dei modi, anche perchè i cittadini sono lo specchio dello Stato!

  2. Francesca scrive:

    E’ preferibile che in questo momento il Presidente del Consiglio si focalizzi soltanto su un problema: Non portare al voto gli Italiani e cerchi di salvare questo Governo!
    Siamo stanchi e stufi di ascoltare!!Piuttosto lavorate per il Bene della VOSTRA NAZIONE!Sempre,se,ritenete di farVi parte!!