postato il 11/09/2010 ore 17:40
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di Davide Giacalone – Agli italiani interessa l’economia, non i giochini politici, tanto più che il Fondo Monetario Internazionale ci ricorda che siamo caduti più di altri, riprendendoci meno dei concorrenti, e l’Ocse ci tasta il polso e lo trova assai fiacco.
Interessano le riforme utili a far correre produzioni e redditi, non quelle per sistemare i conti fra politici rissosi e inconcludenti. Questa prevalenza dell’economia sugli apparati istituzionali, della tasca sulla politica, è sostenuta da molti, ma è un luogo comune. Orecchiabile al punto da fiorire anche sulla bocca dei comizianti, poco attenti alle loro personali responsabilità . In zone più altolocate si usa un linguaggio più forbito, facendo osservare che la Germania sta correndo e che noi si dovrebbe prendere esempio. Osservazione pertinente, sebbene non abbia torto il ministro dell’economia a considerarla un po’ infantile. Se avessimo una classe dirigente, quindi anche ragionatori e commentatori che non somiglino a propagandisti, saprebbe spiegare l’indissolubile nesso che c’è fra il non governo e la non crescita. Poi, naturalmente, le ricette possono essere diverse, ma la realtà è una sola.
Se si guarda il grafico che descrive l’andamento della produttività , ovvero del prodotto interno lordo per ora lavorata, vengono i brividi: Francia, Germania, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti sono cresciuti, negli ultimi venti anni, in modo sostanzialmente omogeneo, mentre l’Italia fa eccezione, perché da quindici anni perde velocità , rispetto agli altri.
Se si sbircia fra le cause di questo pericoloso e costoso scivolamento si trova di tutto, un vero campionario dei mali nazionali: dalle relazioni sindacali condotte senza alcun accertamento della rappresentatività agli scarsi investimenti nell’innovazione, da un sistema fiscale che penalizza chi cresce a un sistema fallimentare che non provvede a far pulizia degli incapaci o dei fuori mercato, dalla burocrazia forsennatamente prevaricante alle irregolarità espanse di un mondo che non cambia le regole perché provvede direttamente a violarle. A seconda di chi parla, di quali interessi rappresenta, l’elenco dei mali viene declinato con apposite dimenticanze. Ciascuno tende a denunciare i guasti altrui e assolvere, quando non coltivare, i propri.
Tutte queste miserie, messe una sull’altra, costruiscono il muro del pianto italiano. La politica, quella che ci troviamo a vivere, ne è espressione fedele, riproducendone la pochezza morale e l’assenza di visione d’insieme. Detta in modo brutale: lo sconcio dei profittatori senza idee non è il tradimento di un Paese straordinariamente onesto e lungimirante, ma il suo fin troppo realistico ritratto.
Siccome dobbiamo uscirne, chiudendo quella forbice di produttività che, così procedendo, ci taglia prima il portafogli e poi la gola, dobbiamo ridefinire la cornice istituzionale, piantandola di premiare i vizi e umiliare le virtù. Questo è il banco di prova per la classe dirigente, questo il terreno su cui i fallimenti si misurano in degradazioni civili, come i successi in balzi in avanti. A tal proposito, sarà pure infantile però, accidenti, il governo tedesco ha potuto decidere di allungare la vita delle proprie centrali nucleari, avendone 17 e producendo il 32% dell’energia da questa fonte. Anche lì i verdi protestano, ma la decisione è presa e si va avanti. Da noi il nucleare è roba da convegni, impantanato come l’autostrada tirrenica e mille altre opere, fra viltà politica, egoismo campanilistico, incasinamento amministrativo e propaganda beota. I tedeschi non hanno un trucco segreto e non conoscibile, hanno solo un governo con dei poteri, autorità con responsabilità e personale politico che se perde una partita elettorale toglie il disturbo, anziché recriminare all’infinito e impedire agli altri di governare.
Grazie per la sua analisi che condivido pienamente. Purtroppo chi è consapevole del malcostume italiano di solito non ha il potere per poterlo cambiare, mentre chi questo potere lo detiene pensa solo al proprio interesse privato, non capendo che interesse privato e pubblico coincidono. Purtroppo in Italia ci sono troppi furbi e pochi che ritengono che l’onestà alla fine paga.