postato il 30/09/2010 ore 22:31
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Di Saverio Salerno – I Centri di Eccellenza hanno ormai compiuto dieci anni. Di che si tratta?
E’ un’iniziativa del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca (MIUR), nata in collaborazione con Confindustria, finalizzata a far emergere e valorizzare i Gruppi di Ricerca di Eccellenza presenti nelle Università italiane. Ogni Università poteva candidare al più 3 proposte. Tra queste, ne sono state scelte una cinquantina, ognuna finanziata con un budget abbastanza importante, circa 2 miliardi delle vecchie lire per realizzare con ampia autonomia il progetto proposto. A partire dalla constatazione che in Italia non mancano ottimi ricercatori e gruppi di ricerca, ma che nessuna Università può eccellere in tutto, l’idea era di valorizzare il meglio di ogni Università in 5 aree strategiche:
• Biotecnologie e Biomedicina
• Società dell’informazione
• Aspetti giuridici, economici e sociali di interazione comunitaria ed internazionale
• Tecnologie innovative applicate alle scienze umane
• Dinamiche e controllo dei processi di dissesto idrogeologico del territorio.
L’iniziativa ha avuto successo, soprattutto perché gran parte dei Centri ha continuato ad operare con proprie risorse dopo il termine del progetto e dei finanziamenti, segno indubbio di capacità e vitalità .
L’aspetto critico è che, al termine dei progetti, il MIUR e, in generale, lo Stato non hanno avuto più alcuna interazione istituzionale con i Centri, fatta salva una recente meritoria, quanto isolata iniziativa del MIUR che ha utilizzato i residui dei fondi PON 2000-2006 per un rifinanziamento dei Centri in Area Convergenza. Ciò riflette una consuetudine tanto consolidata, quanto negativa, per cui le iniziative, indipendentemente dal loro esito, non vengono messe a sistema, ma piuttosto abbandonate al loro destino. E ciò comporta anche una sottoutilizzazione di risorse, competenze, know-how che potrebbero essere preziose per molti problemi del Paese.
Nei giorni scorsi, il 28 settembre, si è tenuto a Roma, presso l’Accademia dei Lincei, un Meeting per discutere la questione.
Premetto, per trasparenza, di essere Coordinatore di uno dei Centri, quello su Metodi e Sistemi per l’Apprendimento e la Conoscenza dell’Università di Salerno.
Ciò detto, non si tratta, a mio parere, di chiedere finanziamenti ad hoc o corsie riservate, ma di considerare i Centri come risorse del Paese, ed utilizzarli per contribuire a risolvere molti dei principali problemi nazionali; ne cito alcuni, a titolo esemplificativo, sui quali i Centri potrebbero dare un contributo importante:
• Prevenzione e protezione da catastrofi naturali
• Trattamento e gestione del ciclo di vita dei rifiuti
• Disinquinamento e depurazione delle acque
• Valorizzazione e gestione delle risorse turistiche e dei beni culturali
• Formazione avanzata e personalizzata finalizzata all’employability
• Servizi avanzati di e-gov per i cittadini e le imprese
• Modelli e servizi innovativi di Sanità centrati sul cittadino
Fare questo vorrebbe dire anche abbandonare modelli astratti, ambiziosi quanto fallimentari, basati su sovrastrutture di mediazione tra Ricerca e Industria, proliferati sia su scala nazionale che locale, come parchi Scientifici, Incubatori, Centri di Competenza, e che spesso hanno come principale obiettivo la propria sopravvivenza.
E’ tempo ormai di sposare un approccio più semplice, essenziale e pragmatico, basato sui Casi di Successo rispetto agli obiettivi definiti e ai risultati attesi, in primis la Competitività e la soluzione delle Emergenze, puntando su di essi come fattore abilitante chiave per la Modernizzazione del Paese.