PACHISTANA UCCISA DAL MARITO PER AVER DIFESO LA LIBERTA’ DELLA FIGLIA

Ilaria Bifarini

di Ilaria Bifarini

postato il 05/10/2010 ore 22:32

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di Ilaria Bifarini – Hina, Sanaa Almas,Nosheen: nomi diversi per storie identiche, almeno nel loro tragico epilogo.

Sono passati 4 anni ma sembra ieri quando la giovane Hina Saleem, la pachistana di 21 anni che voleva vivere «in modo occidentale» e fu sgozzata a Sarezzo (Brescia) nella casa dei genitori. Stessa sorte per la marocchina Sanaa Dafani che a 19 anni è stata accoltellata dal padre perché colpevole di avere un fidanzato italiano.

Poi è stata la volta di Almas Mahmood, pachistana picchiata e rapita dal padre nel gennaio scorso.

Stavolta è toccata a Nosheen, diciannovenne, anche lei pachistana, rea di non volersi piegare a un matrimonio combinato con un connazionale, gravemente e brutalmente ferita a sprangate da padre e fratello. Ma a pagare il prezzo più alto è stata la madre di lei, Begm Shnez, 46 anni, uccisa lapidata dal marito per aver difeso la libertà della figlia. Una madre coraggio che, diversamente dalla mamma di Hinna, si è ribellata all’assurda ed esasperata logica del possesso professata dal padre.

La tragedia si è compiuta in un edificio del centro abitato di Novi di Modena nella casa dove la famiglia e i cinque figli vivevano da alcuni anni.

”Da ieri Modena ha una nuova martire della libertà, una vittima dell’oscurantismo e dell’integralismo di matrice islamica. Siamo di fronte ad un caso inquietante, che conferma come il cancro dell’ideologia e del fanatismo, che nega libertà e dignità alle donne, sia diffuso e nascosto all’interno della nostra società e guida la mano anche di stranieri apparentemente integrati”. Ha commentato così la tragedia Isabella Bertolini, Coordinatore provinciale del PDL di Modena, che sulla questione ha presentato un’interrogazione parlamentare. L’uxoricida, Hamad Khan Butt, vive in Italia da più di dieci anni ed è a capo della moschea locale.

Il Ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, ha chiesto di essere ammessa parte civile nel processo contro Khan Butt. «Anche questo è un modo per essere vicina alle giovani immigrate, per far capire che il nostro Paese è con loro ogni volta che vedono lesa la libertà e il diritto di essere cittadine libere» ha detto il ministro. «Chi compie violenze e abusi contro le donne, chi addirittura pensa di disporre della loro vita, non può e non deve trovare accoglienza nel nostro Paese, perché l’Italia rifiuta e respinge con decisione qualunque forma di prevaricazione degli uomini sulle donne. E, non a caso, punisce severamente chi, italiano o no, si macchia di questo genere di reati. Non ci sono alibi o scusanti dinanzi a questi “deliri patriarcali».

«Faccio appello alla magistratura – conclude Carfagna – perché giudichi senza sconti gli autori di questa tragedia. E alle giovani straniere, che nel nostro Paese stanno costruendo il loro futuro, voglio ribadire con forza che devono denunciare ogni sopruso, liberarsi appena possono, e farlo prima che si verifichino tragedie come questa, o quella di Hiina o quella di Sanaa».(Il Governo ha attivato il Numero Verde ACMID, contro la violenza alle donne 1522).

Intanto in questi giorni il ministro della Pari Opportunità ha preso parte al Cairo al convegno conclusivo di “Poverty Alleviation and Legal Rights”, il progetto realizzato in Egitto con la cooperazione italiana che ha consentito l’assegnazione di oltre 150mila documenti di identità -in maggioranza bambine e adolescenti- dando loro la possibilità di accedere ai servizi essenziali, come la scuola e la sanità, in una realtà dove il problema dei “bambini fantasma” è assai diffuso.

Il cammino per le pari opportunità nel mondo non occidentale è arduo e impervio, richiede programmi di intervento e cooperazione sovranazionale e, a volte, gesti di grande coraggio. Come quello di Begm Shnez, vera martire della libertà, vittima sacrificale di un’integrazione che stenta ad affermarsi.

Commenti

  1. Antonio Tangaro scrive:

    Da uomo, ritengo che sia assolutamente deplorevole il comportamento dei padri padroni e un po’ me ne vergogno!
    Occorerebbe osteggiare l’ingresso o il diritto di cittadinanza a questi uomini e in caso, revocarla immediatamente, mentre, bisognerebbe facilitare l’accesso e i diritti alle donne! Una sorta di inpari opportunità.