postato il 24/03/2011 ore 13:18
condividi questo articolo
Di Franco Battaglia – Riflettere, riflettere, riflettere. Molto lodevolmente, il governo dice di voler riflettere ancora sulla decisione di riavviare il nucleare nel nostro Paese. Siccome deve pur venire il momento di agire (in un senso o nell’altro) mi permetto di suggerire alcuni spunti per una riflessione, se non rapida almeno proficua.
Siccome questa esigenza di rinnovata riflessione è emersa in seguito agli eventi del Giappone, la prima domanda cruciale da porsi, e su ci riflettere, è: se in Giappone non vi fosse stato alcuno dei 55 reattori nucleari in esercizio, vi sarebbe oggi un morto di meno? Voglio dire, dei 10mila morti finora accertati, ve n’è uno – uno solo – morto perché, che so, è stato investito da dosi letali di radiazioni? Siccome la risposta è no, forse potremmo concludere che il nucleare è sicuro al cospetto di terremoti anche 1000 volte più intensi di quello dell’Aquila, anche con maremoto a seguire.
Il secondo spunto di riflessione è questo. Il maremoto che è seguito al terremoto, tra le varie cose, ha fatto collassare una diga, e il collasso ha spazzato via decine di abitazioni assieme ai loro sfortunati abitanti. Non si sa ancora quanti sono i morti, ma riflettiamo per un attimo alla seguente ipotetica circostanza: che in Giappone ci fosse stato un reattore nucleare in più, al posto della diga che, collassando, ha spazzato via quell’intero villaggio. Potremmo dire che con un reattore nucleare in più avremmo oggi anche alcuni morti in meno? Certo, non possiamo sapere come si sarebbe comportato quel reattore in più, perché la sua esistenza è qui solo ipotetica. Però sappiamo come si sono comportati i 55 reattori nucleari che erano in esercizio: la maggior parte hanno continuato a funzionare regolarmente, una dozzina si sono automaticamente spenti e quelli di una centrale hanno comportato i problemi che sono ormai arcinoti, ma per colpa dei quali nessuno è deceduto e nessuno è stato investito da dosi letali di radiazioni, neanche tra i lavoratori alla centrale.
Un terzo spunto di riflessione sorge dalla circostanza secondo cui è stata evacuata un’area di 20 km di raggio attorno alla centrale ormai famosa. Anche se è ragionevole supporre che presto tutti potranno tornare nelle loro case, la misura dell’evacuazione, ancorché cautelativa e limitata nel tempo, è pur sempre una tragedia. Val la pena però di osservare che, senza avere alcuna centrale nucleare, i cittadini dell’Aquila subirono la stessa tragedia e vissero per molte settimane in tende e lontani da casa. Così come val la pena osservare che quei poveretti del villaggio travolto dal collasso della diga non ebbero neanche il privilegio di essere evacuati, semplicemente perché una diga che collassa questo privilegio non dà .
Un quarto spunto di riflessione dovrebbe sorgere contestualmente alle decisioni che i giapponesi prenderanno sul nucleare. Spegneranno i loro reattori? Forse potremmo pensare di imitarli. Se chiuderanno col nucleare, allora avranno valutato che non è sicuro e le nostre ritrosie sarebbero più che legittime. Se invece non chiuderanno col nucleare, allora dovrebbe quanto meno rafforzarsi in noi il dubbio che le nostre preoccupazioni siano, a dir poco, ingiustificate. A questo proposito, un elemento informativo analogo, ma certo, esiste: il caso dell’Ucraina, che dopo Chernobyl ha installato 9 nuovi reattori (portando così a 15 quelli in esercizio) e ne ha pianificato la costruzione, entro il 2035, di altri 22 (avete letto bene: 22), di cui 2 sono già in costruzione effettiva. Un altro elemento informativo, peraltro molto istruttivo, viene dalla Svizzera ed è dello scorso 22 marzo: in seguito ai fatti del Giappone i Verdi hanno chiesto al Parlamento del Cantone di Argovia (che ospita 3 dei 5 reattori nucleari svizzeri) di uscire dal nucleare. Dei 130 parlamentari, ben 82 hanno votato a favore del nucleare, confermandolo così la fonte che dà quasi il 50% d’elettricità agli svizzeri (l’altro 50% lo ottengono dall’idroelettrico).
Molto istruttivo l’esempio svizzero, dicevo: non si sono presi un anno per riflettere, perbacco! E io ho azzeccato la previsione che avevo avanzata nel mio precedente raglio.
Anche io ero titubante sul nucleare, (anche se trovavo un po’ stupido rinnegare il nucleare per poi pagarlo alla Francia che è lì dietro l’angolo) ma il suo discorso che ho ascoltato stamane su RTL mi ha fatto alquanto riflettere, e devo ammettere che ci vorrebbero molte più vere informazioni per la nostra società che troppo spesso si trova confusa dai falsi allarmismi dei media.
Mi avrebbe fatto piacere registrare il suo intervento di questa mattina su RTL, l’ho trovato davvero molto profondo e sincero sbattendo in faccia la realtà che noi stessi non vogliamo vedere ma che in realtà è davanti ai nostri occhi, basterebbe non li usassimo per guardare il Grande Fratello & C.
ps. Chiedo scusa, ho scritto nella zona sbagliata, mi riferivo a Davide Giacalone.