AMMINISTRATORI DEL NORD

Franco Battaglia

di Franco Battaglia

postato il 01/04/2011 ore 16:29

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Di Franco Battaglia – Io sono del Sud e, oggettivamente, è difficile non riconoscere la bassa qualità della classe dirigente meridionale, politici, amministratori e imprenditori. Naturalmente vi sono eccezioni, ma la norma è quella, massimamente in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Però mi sorge un dubbio: nel contesto italiano sono, quelle, eccezioni? Voglio dire: non è che la vera eccezione sono la Lombardia, il Veneto, il Friùli? Consentitemi di lasciare senza risposta il mio dubbio,  e consentitemi, piuttosto, di segnalare almeno una eccezione tra le numerose virtù dei politici del nord. L’eccezione ha un nome e cognome, apparentemente importante, visto che è segretario nazionale della Lega Nord in Emilia-Romagna nonché presidente della Commissione Ambiente alla Camera: Angelo Alessandri.
Il quale, per interessi elettorali di bassa bottega e dall’alto della sua posizione ha presentato una risoluzione alla Commissione che presiede chiedendo al Governo  di «assumere una posizione politica precisa contro la realizzazione di un deposito di gas a Rivara» (che è una località, appunto, dell’Emilia). Ove si trova un sito ideale per lo stoccaggio di gas e che consentirebbe di aumentare del 50% la capacità delle nostre riserve strategiche, allo stato sottodimensionate.
L’onorevole ha presentato le sue motivazioni di contrarietà. Che sarebbero legittime se fossero sue e sostenute da argomentazioni scientificamente valide. Invece, in totale disprezzo della geologia e della geofisica, le ha copiate pari-pari da un volantino di uno dei tanti comitati di cittadini che nascono ogni qual volta un governo – nazionale, regionale o anche cittadino – voglia realizzare financo un passo carraio. E veniamo al merito delle argomentazioni.
Esse fanno cilecca sin dall’esordio, ove si specifica che l’importanza degli stoccaggi sarebbe la sicurezza delle forniture in casi di eventi climatici eccezionali o di interruzione delle importazioni: la loro principale funzione è, invece, quella di assicurare l’equilibrio giornaliero e stagionale tra immissioni e prelievi dell’intero sistema-gas.
Secondo Alessandri, lo stoccaggio andrebbe fatto solo in giacimenti esauriti. L’affermazione è cervellotica: è vero che in Italia è così che si è fatto finora, ma solo per scelte imprenditoriali le cui radici risalgono al fatto che quei giacimenti erano tutti di proprietà dell’Eni. Stoccare gas in acquiferi profondi, come il sito di Rivara, è una pratica ampiamente collaudata in tutto il mondo e tecnicamente preferibile al giacimento esaurito, perché l’acquifero garantisce pressione costante per tutto il tempo di erogazione.
Poi vengono avanzati vari dubbi sulla sicurezza. Si produce il solito elenco di “cosa accadrebbe se…”, ove si avanzano le più fantasiose ipotesi, da inesistenti anomalie geotermiche (inesistenti perché così certificate dal nostro Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), uno dei più prestigiosi al mondo) a rischi di fughe di gas e sismici.  Riguardo ai rischi di fughe di gas per sovrappressione, il deposito di Rivara opererebbe ad una pressione che è la metà di quella di rottura misurata. Piuttosto, proprio l’assenza di un deposito come quello di Rivara obbliga oggi molti siti da giacimenti esauriti ad operare in condizioni di sovrappressione, vieppiù in questi giorni che è stato chiuso il gasdotto dalla Libia.
Quanto al rischio sismico – ove, nell’enunciarlo, il presidente della Commissione Ambiente non ha saputo rinunciare a citare il Giappone – il timore sarebbe che un terremoto possa provocare la rottura della volta del sito di stoccaggio. Ma, se solo avesse chiesto, i tecnici dell’Ingv gli avrebbero spiegato due cose banali. 1) Gli eventi sismici della zona riguardano profondità comprese tra 10 e 30 km, mentre il sito si trova a meno di 3 km di profondità. 2) Un sisma che squarci la volta del sito dovrebbe essere, come minimo, di grado 9 o 10 della scala Richter: il gas uscirebbe con uno sbuffo, senza alcuna altra conseguenza, ma l’Italia, da Milano a Perugia, avrebbe ben altro cui pensare. La risoluzione di Alessandri, dopo aver prefigurato altri inquinamenti inesistenti, tipo quello da acetilene (che non si capisce da cosa sarebbe indotto), invoca l’uso di due “grandissimi giacimenti in via d’esaurimento nelle vicine località Spilamberto e Novi”, un’invocazione curiosa, visto che entrambi sono stati dichiarati inidonei allo stoccaggio per ragioni tecniche, troppo lunghe da spiegare ma che l’onorevole dovrebbe indagare coi tecnici prima che coi comitati di cittadini (i quali, con tutto il rispetto, hanno la tendenza di parlare a vanvera.
In ogni caso, che il Presidente della Commissione ambiente invochi una «posizione politica» da parte del Governo prima che questo ascolti la valutazione tecnica (il progetto di Rivara è al momento all’esame della Commissione di valutazione ambientale), appare più una violazione del principio, fondamentale nel nostro ordinamento giuridico, di separazione tra le funzioni di indirizzo politico e amministrativo, che un operare oculato da chi ricopre importanti incarichi.
Di costoro ce ne sono molti – troppi – al Sud. Ma, a tutta evidenza, al Nord non mancano.

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