postato il 20/04/2011 ore 10:40
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Di Franco Battaglia – Ha fatto bene il governo a predisporre le cose per cancellare il referendum: votare, come nel 1987, sull’onda dell’emotività sarebbe stato disastroso. Se l’operato del governo significa rimandare di un anno, cioè dopo aver potuto costatare cosa esattamente avranno significato per il mondo i fatti del Giappone, quell’operato sarà stato una scelta oculata e saggia. Meno saggio è stato non aver detto queste cose ed essersi abbandonati a dichiarazioni avventate, come quelle dei ministri Romani, Tremonti e Meloni.
Dobbiamo renderci conto che non è possibile rinunciare al nucleare. Chi dice che lo sia, mente spudoratamente. Certamente non può rinunciarvi il mondo che ha reattori nucleari in casa. Essi danno, ai 30 Paesi di quel mondo, almeno un quarto dell’energia elettrica che loro serve, almeno un terzo a 15 di essi (incluso il Giappone, la patria di Fukushima), e almeno la metà a 10 di essi (inclusa l’Ucraina, la patria di Chernobyl, che dopo il 1986 ha installato 9 nuovi reattori). Non può rinunciarvi l’Europa, ove il nucleare è la prima fonte di energia elettrica. Né vi hanno potuto rinunciare i Paesi che votarono un referendum per la chiusura delle centrali. Lo votò la Svezia nel 1980, quando aveva 11 reattori: ne ha ancora 10, che le danno quasi la metà dell’energia elettrica che le serve (l’altra metà gliela dà l’idroelettrico). Lo votò il Belgio nel 1999, ma ancora oggi i suoi 7 reattori contribuiscono per oltre il 50%. Non vi ha potuto rinunciare la Germania, che 11 anni fa decise di chiudere le sue centrali e che invece sono ancora lì a soddisfare il 25% del fabbisogno elettrico tedesco. Il restante del quale – è bene essere consapevoli – è soddisfatto da carbone (55%), gas (10%) e idroelettrico (5%): se avete fatto le addizioni, avrete anche capito che quella del contributo delle rinnovabili all’elettricità tedesca è solo una leggenda metropolitana. Recentemente, la Merkel – una cancelliera dalla consistenza del budino – ha pensato bene di cavalcare le paure dell’elettorato conseguenti ai fatti del Giappone, abbandonandosi a dichiarazioni antinucleari e predisponendo la chiusura (per 3 mesi!) di alcuni reattori: ha perso le elezioni. Non vi ha rinunciato la Svizzera, ove un referendum del 2003 sancì il mantenimento del nucleare; e ove, lo scorso mese, pochi giorni dopo i fatti del Giappone, il Parlamento del Cantone che ospita 3 dei 5 reattori nucleari ha ribadito la loro necessità al Paese. E non stanno rinunciando al nucleare i 15 Paesi che ospitano i 65 nuovi reattori in costruzione (2 dei quali in Ucraina, la patria di Chernobyl).
Né, infine, possiamo rinunciarvi noi, che ne abbiamo fatto un altro (l’ennesimo) bene d’importazione: importiamo oltre 6 GW elettronucleari, cioè il 15% del nostro fabbisogno, per i quali paghiamo alla Francia, ogni anno, l’equivalente di un reattore nucleare. Lo facciamo da 20 anni: un quarto del parco nucleare francese lo abbiamo pagato noi contribuenti italiani.
Perché è impossibile rinunciare al nucleare e perché, con buona pace di Di Pietro, Bersani e Tremonti, il suo sviluppo è destinato a consolidarsi? La ragione è tecnica: l’energia elettrica deve essere prodotta contestualmente al momento in cui essa viene richiesta, visto che non sappiamo come accumularla. Nel caso aveste dei dubbi su questo, chiedetevi come mai le nostre automobili non sono elettriche. E nel caso non foste ancora convinti, la prossima volta che andate al ristorante lasciate accesi i fari della vostra auto durante la cena: scoprirete che la vostra batteria ha un’autonomia di 2 ore quando alimenta i fari (50 watt). Ergo, siccome la vostra auto, per muoversi, ha bisogno di 50.000 watt, avrebbe bisogno di 2000 batterie per un’autonomia pari a quella di un pieno. Gli unici modi che conosciamo per produrre energia elettrica contestualmente alla domanda sono l’idroelettrico, la combustione di petrolio, gas o carbone, e la fissione nucleare. L’idroelettrico è vincolato dall’orografia locale (Norvegia e Paraguay soddisfano con esso il 100% del loro fabbisogno, ma noi non potremmo andare oltre il 20%). Il petrolio è prezioso, serve per la petrolchimica, e bruciarlo per produrre elettricità è un piccolo crimine. Lo stesso il gas: è prezioso e sarebbe bene riservarlo ad altro (l’autotrasporto, ad esempio). In ogni caso, petrolio e gas saranno nei prossimi anni sempre meno disponibili. Rimangono carbone, la cui disponibilità sarebbe di un paio di secoli; e nucleare, che offre combustibile per migliaia di anni.
Le rinnovabili, eolico e fotovoltaico, sono la più colossale frode che l’umanità sta dovendo subire da 20 anni. Bisognerebbe che qualcuno glielo spieghi al ministro Tremonti, che si è abbandonato – anch’egli come già la Merkel – a dichiarazioni avventate. Una cosa il ministro, però, dovrebbe afferrarla al volo, visto che si intende di statistica. Se, come si spera, il fabbisogno elettrico italiano crescerà al ritmo (almeno) del 2% l’anno, allora fra (al più) 35 anni esso sarà raddoppiato; dovesse invece crescere al ritmo del 3% l’anno, il fabbisogno raddoppierà fra 23 anni. Questo significa che fra (al più tardi) 35 anni, il nostro Paese avrà bisogno del doppio degli attuali impianti idroelettrici, a gas, e a carbone, e significa pure che gli attuali 8 reattori nucleari che, Oltralpe, producono solo per noi, dovranno essere, fra (al più tardi) 35 anni, 16 reattori nucleari. Ecco, penso che Tremonti abbia ora sufficienti spunti di riflessione. Mi rivolgo a lui perché sono consapevole che rivolgersi a Bersani o a Di Pietro sarebbe più inutile che azzardato.
Spett. Franco Battaglia, essendo Lei “sponsorizzato dagli imprenditori del nucleare, la sua posizione sull’argomento è chiara e faziosa. Ancora una volta Lei è assolutamente un MISTIFICATORE. La Germania infatti produce il 2% della sua energia grazie al fotovoltaico, e, “stranamente” questo numero chiaramente documentato in rete è SCOMPARSO nella sua odierna esternazione. Visto che Lei IGNORA I DATI E LA VERITA’, se avesse per esempio visto la trasmissione REPORT di qualche tempo fa, avre bbe evitato di fare la sua ennesima BRUTTA FIGURA. La germania ha il 53% in meno della nostra insolazione, eppure, ci sono città tedesche tutte ecocompatibili che sono totalmente alimentate dai pannelli solari… STRANO VERO??? Ma se lo fanno in germania con meno della metà della Nostra INSOLAZIONE, perchè in Italia non lo si dovrebbe fare?? La risposta è semplice, perchè non è un business per LEI e per i NUCLEARISTI COME LEI. Lei fa finta di ignorare che ad oggi continuiamo a pagare sulla benzina una accisa sul nucleare, legata allo smantellamento e riconversione delle vecchie sciagurate centrali nucleari italiane. Lei continua a NON DIRE che i RIFIUTI ALTAMENTE PERICOLOSI DELLA CENTRALE DEL GARIGLIANO sono ancora al suo interno e NON ANCORA BONIFICATI; eppure lei ci ha detto (falsamente) che i rifiuti nucleari italiani erano tutti stoccati al sicuro. LEI NON DICE per esempio con che criteri si smaltiranno secondo Lei le future nuove SCORIE NUCLEARI, perchè in fondo in fondo anche LEI SA CHE SONO UN REALE PROBLEMA irrisolto da 25 anni ad oggi. Lei continua a dire che a Chernobyl non è successo nulla, ma stranamente e casualmente, oggi in televisione sono passati degli spot per SOSTENERE I BAMBINI UCRAINI CHE CONTINUANO A NASCERE CON TUMORI A CAUSA DEL DISASTRO DI 25 ANNI FA. visto che lei è un sostenitore della sicurezza del nucleare e che sia Cernobyl che Fukushima sono l’esempio (a suo dire) della SICUREZZA del nucleare, LE RIBADISCO L’INVITO A TRASFERIRSI IN MODO PERMANENTE A CHERNOBYL, così potrà finalmente vedere con i suoi ciechi occhi LA MORTE che la “sua fantomatica sicurezza” continua a mietere il disastro del 1986. IN ATTESA DI UNA SUA SCIENTIFICAMENTE DOCUMENTATA RISPOSTA.
cordialmente.
andrea la mantia
Spett. Prof. Battaglia; non posso che confermare le affermazioni di chi mi ha preceduto: lei è un mistificatore, e nemmeno tanto informato. Le nostre importazioni dalla Francia ammontano a circa 10.000 GWh; se Lei sapesse fare i conti (lo sa fare, o la laurea l’ha ricevuta “per meriti speciali”?) vedrebbe che l’enegia che importiamo dalla Francia, venduta sottocosto perché le centrali nucleari non hanno una produzione modulabile, ci costa circa 700.000.000 di euro. Quanto ci costerebbe la realizzazione e la manutenzione di una centrale da 1,3 GW, necessaria ad evitare queste importazioni? E quanto la manutenzione? Prima di sparare cavolate, fidando nella disinformazione o nella malafede di chi la ascolta, si informi meglio.
con la più profonda disistima
Lelio Giaccone