di Redazione
postato il 23/05/2011 ore 17:32
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Il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione alla 63sima Assemblea Generale dell’Episcopato italiano chiede di dare voce “all’invocazione interiore del Paese sano distribuito all’interno di ogni schieramento” e rilancia l’appello del Papa ad Aquileia auspicando una nuova generazione di politici cattolici: “Servono persone che avvertano “il dovere di una cittadinanza coscienziosa, partecipe, dedita all’interesse generale”.
Parlando del lavoro e del precariato il cardinale non ha mancato di ricordare che: “Il lavoro che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro, è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane”. “Vorremmo quindi che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro. Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. “Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell’ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività ”.
Ha poi sottolineato l’importanza della Chiesa e il suo ruolo nel rilancio della modernità : “Piu’ che avversaria della modernita’, la Chiesa − a guardare bene − ne e’ l’anima”. A quanti “si ostinano a rappresentare Chiesa come un soggetto che si batte contro la modernita’” e vedono nelle rivolte del Nord Africa “la prova che l’ordinamento assoluto messo in campo dalle religioni, compresa quella cristiana, si sta sgretolando”, il porporato ricorda che “la modernita’ trova radici e, in fondo ha la sua migliore garanzia, nel Vangelo: la dignita’ incomprimibile della persona, l’uguaglianza fra tutti in quanto figli di Dio, la liberta’ che Cristo piu’ di ogni altro rispetta…sono le consapevolezze scaturenti da quelle pagine, da duemila anni germinatrici di testimonianze eloquenti”. E riflette: “Onestamente, non si riesce a comprendere tale demolitoria lena nei confronti delle religioni, e di quella cristiana in particolare, e di conseguenza la corsa a frantumare qualunque premessa di alleanza virtuosa nel nostro Paese tra il cattolicesimo e l’umanesimo laico, come invece sarebbe decisamente da propiziare appena si voglia costruire”.