postato il 20/06/2011 ore 10:23
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Di Davide Giacalone – C’è qualcuno, in giro, che non chiede il taglio delle tasse? Lo chiedono i sindacati, come gli imprenditori. Lo chiede la Lega. Lo ha promesso il governo, annunciando una riforma che è imminente da tempo immemorabile. Si potrebbe farlo subito, se non fosse per un dettaglio: non ce lo possiamo permettere. O, per meglio dire, potremmo e dovremmo permettercelo, ma a patto di tagliare significativamente la spesa pubblica. Ed è su questo punto che i ciarlieri delle riforme diventano improvvisamente silenti. Dagli Stati Uniti è arrivata una fotografia: c’è un signore che porta la bandiera da mettere nella buca del golf, è il Presidente, Barak Obama; due, dotati di mazza, sono in pantaloncini corti, il vice presidente, Joe Biden, e lo speaker del congresso, John Boehner, l’ultimo è John Kasich, governatore e attento conoscitore della finanza federale. I primi due sono democratici, gli altri repubblicani. Il golf è un pretesto, in realtà , si sono incontrati per concordare i tagli alla spesa. A reclamarli è l’opposizione repubblicana, che al congresso ha la maggioranza. A tutti loro è chiara una cosa: il governo del debito pubblico non è un interesse di parte, ma nazionale. Fuori dal green continueranno a combattersi senza esclusione di colpi, i repubblicani accusando chi governa di dilapidare ricchezza e i democratici accusando gli oppositori di non avere cuore per la società , ma sanno che senza un accordo fra di loro il Paese si ferma. Da noi le cose vanno diversamente. La causa è prevalentemente istituzionale: visto che nessuno ha potere reale ciascuno spera di fregare l’altro approfittando delle disgrazie collettive. La riforma fiscale, quindi, resta appesa a roba immaginifica, come la gnagnera della lotta contro l’evasione fiscale, che unifica destra e sinistra, in un trionfo di sadica impotenza. Molto, invece, si potrebbe fare, se solo si praticasse la nobile arte della politica.
Riformare senza creare deficit significa prendere da una parte e mettere dall’altra. Lasciare immutata la pressione fiscale significa non tassare una cosa e tassarne un’altra. Il tutto mentre incombono le società di rating, che, in totale conflitto d’interessi e con la credibilità di chi certificò bilanci in bancarotta, considerandoli solidi, possono penalizzarci declassando il nostro debito. Basta una sberla di quel tipo per costringerci a scucire altri soldi, raccolti con le tasse. Al solo scopo di mantenerci indebitati.
Per uscirne occorre ripensare la struttura stessa della finanza pubblica. Prendete un esempio: i militari. Da quando è stata abolita la leva spendiamo meno e abbiamo altissima qualificazione professionale. Forze Armate mal funzionanti si sono trasformate in un’organizzazione che altri c’invidiano. Senza spendere di più. Si può farlo per la scuola, per la sanità , per la giustizia, per le grandi opere, ma sempre partendo dalla rottura di un tabù, dallo spezzare il filo della continuità . La spesa pubblica può essere tagliata e riqualificata allo stesso tempo. In quel modo si può abbassare la pressione fiscale e ridare linfa ai consumi e ai risparmi. Le due cose assieme dimostrerebbero solidità e affidabilità , smentendo gli uccelli del malaugurio. Ma per mettersi su questa strada occorre che al governo ci sia chi non dipende da un pratone o da una protesta, chi possa permettersi di non cedere alle proteste dei privilegi e delle corporazioni. Chi sia capace, anche, di tagliare con l’accetta le strutture e i costi della politica, non perché siano risolutivi, ma perché odiosi. Chi, insomma, sappia prestare orecchio a un Paese che schiuma rabbia e pur ha i numeri per pensare ad un futuro migliore.
Un paese che tassa il lavoro piuttosto che la rendita e la proprietà non ha futuro.
Io farei così:
- tutti i mezzi della Pubblica Amministrazione, fatta eccezione per quelli delle forze dell’ordine e auto blu, devono essere alimentati a METANO. Le Poste Italiane lo fanno da qualche anno con notevoli risparmi;
- riduzione del 50% dei vitalizi agli ex parlamentari under 50;
- ticket sanitario di euro 5 su: visite specialistiche, pronto soccorso, day hospital e ricovero ospedaliero (non si può avere tutto “gratis”);
- eliminazione degli assegni familiari per chi ha un reddito annuo di 50.000,00 euro netti (VERA ELEMOSINA DI STATO);
- riduzione del 50% dei gettoni di presenza nella P.A. e nelle aziende partecipate (su un sito ho letto che ogni membro del CSM percepisce 350,00 euro netti per presenziare ad una commissione giornaliera).