di Redazione
postato il 13/11/2011 ore 20:43
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La Camera dei Deputati ha dato il via libera alla legge di stabilità che sancisce l’impegno dell’Italia a rispettare le direttive dell’Ue sulle misure da adottare contro la crisi. Secondo un comunicato del portavoce del Ministro, la legge prevede diverse proposte formulate dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta.
Riguardo ai dipendenti pubblici la legge prevede una “nuova disciplina della mobilità e della gestione delle risorse umane”. Questa modifica della precedente disciplina rientra nelle manovre per la modernizzazione della pubblica amministrazione tanto invocata dall’Unione europea. Le disposizioni mirano ad ottimizzare, attraverso meccanismi cogenti e sanzionatori, l’efficienza della pubblica amministrazione e l’utilizzo delle risorse umane disponibili nel triennio che va dal 2012 al 2014.
Secondo la nuova disciplina, la sostituzione dei dipendenti cessati dal servizio presso le pubbliche amministrazioni sarà consentita solo entro i limiti percentuali e di spesa indicati anno per anno dalla normativa in materia di assunzioni e di contenimento della spesa di personale.
Verranno inoltre apportate delle modifiche al Testo unico sulla documentazione amministrativa del 2000, che mira a migliorare la qualità nei rapporti dei cittadini con le imprese con la pubblica amministrazione.
Alla base delle modifiche apportate c’è il principio secondo il quale, nei rapporti con la pubblica amministrazione, siano completamente eliminati i certificati, che verranno sostituiti dalle autocertificazioni. Le certificazioni rilasciate dalla PA, invece, restano valide esclusivamente nei rapporti privati. I futuri certificati, rilasciati dagli organi della Pubblica Amministrazione dovranno riportare la dicitura: “Il presente certificato non può essere prodotto agli organi della pubblica amministrazione o ai privati gestori di pubblici servizi”. In assenza di tale dicitura, il certificato non sarà ritenuto valido.
Infine, gli atti di recepimento di direttive comunitarie non possono prevedere l’introduzione o il mantenimento di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive (Goldplating).