MANUELE MALENOTTI: CHIUSO MEGAVIDEO. LA LEGGE BAVAGLIO COLPISCE GIA’?

di Giuseppina Cavallo

postato il 20/01/2012 ore 18:24

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La chiusura di Megaupload e Megavideo da parte dell’Fbi ha mobilitato gli Stati Uniti e il mondo intero. Un altro attacco alla libertà sul web? si chiede Manuele Malenotti sul suo blog.

Soprattutto perché la chiusura è avvenuta ”il giorno dopo la protesta del web contro la legge bavaglio. Infatti la decisione dell’autorità giudiziaria americana è arrivata proprio nel momento in cui è al vaglio del Congresso la Sopa, la legge che cede ai server l’autonomia di decidere in materia di copyright”.

Infatti come spiega l’imprenditore ”La decisione di chiudere il principale sito per vedere film e serie televisive online, è comprensibile perché i servizi che offre Megavideo sono pur sempre considerati pirateria, ma quello che mi sorprende maggiormente – e mi induce a sospettare della buona fede dell’operazione – è il momento in cui è arrivato il provvedimento e le motivazioni che sono state addotte”.

Ma non solo ”Non posso non pensare che questo intervento da parte delle autorità americane sia un altro passo verso il tentativo di imbavagliare la rete. Megaupload, infatti, mette a disposizione degli utenti la possibilità di condividere qualsiasi tipo di file di grandi dimensioni. La chiusura di questo sito significa privare il web di uno dei servizi più utili, simbolo di quella che è la libertà di condivisione delle idee in rete”.

”Ma chi la fa l’aspetti – spiega –  si potrebbe dire, visto che a mezz’ora dalla chiusura dei due siti, si sono verificati attacchi hacker verso le pagine web dell’Fbi, dell’Autorità giudiziaria degli Usa e delle principali case discografiche e cinematografiche, titolari di importanti copywrite, che ancora adesso risultano irraggiungibili”.

”Lungi da me – si avvia a concludere – difendere o tutelare siti illegali e pirati informatici, ma qui si rischia di snaturare la rete e di mettere vincoli all’utilizzo di un mezzo che di per se stesso è nato dal peer2peer e dalla condivisione. Il pericolo è che gli interessi delle parti politiche e di alcune lobby possano prevaricare sulle reali esigenze del popolo del web e della rete stessa. Forse le autorità statunitensi dovrebbero lavorare per evitare che degli hacker qualunque possano violare il sito di una delle più grandi organizzazioni al mondo quali Fbi e non per mettere il bavaglio a un sito di condivisione di contenuti”.