di Valeria Mencarelli
postato il 23/01/2012 ore 00:20
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Le guerre, ovunque accadano, sono eventi terribili per chi le vive. Ma ce ne sono alcune che infieriscono sulla vita di persone già in difficoltà, come sta accadendo in Congo. Come ricorda Manuele Malenotti sul suo blog “in Congo ci sono centinaia di persone in fuga dalle proprie città e dalle proprie case per salvarsi la vita. Fuggono dalla violenza brutale che in quei territori è diventata lo stato di normalità con bande di ribelli armati che hanno preso il potere approfittando dell’assenza dello Stato. Il Congo infatti è una terra martoriata da guerre civili che durano da anni e completamente in balia delle violenze di gruppi terroristici. Veri e propri massacri che si uniscono ad azioni di brutalità contro donne e bambini: sono 60mila le persone che scappano da queste atrocità portando con sé le poche cose che posseggono. Sono in fila per le strade scoscese di montagna del Nord Kivu sperando in un futuro migliore”.
L’imprenditore sottolinea anche che “questa situazione si va ad aggiungere ad un’altra emergenza quella dei campi dei rifugiati che sono già ai limiti della capienza e che non riescono ad accogliere altri profughi. Per questo stanno nascendo campi spontanei e accampamenti di fortuna: gli sfollati occupano qualunque cosa abbia un tetto o possa considerarsi un rifugio adattandosi a spazi limitati e sopportando il sovraffollamento. Non solo adesso il cibo e le risorse stanno scarseggiando, chi provvederà a queste persone?”.
Il problema è che non si presta abbastanza attenzione ai paesi come quelli africani: “Le organizzazioni umanitarie urlano il loro disappunto, ma nessuno le ascolta. Da anni sono in queste terre e devono sopperire alla mancanza di aiuti seri e reali da parte della comunità internazionale. Non c’è un piano di riscatto di questa terra lacerata dagli odi interni e massacrata dalla violenza, ma sempre e solo piani di emergenza che si attuano nei momenti in cui la situazione arriva ai limiti. E adesso si è ai limiti delle condizioni igieniche, della situazione sanitaria, ai limiti della vivibilità e ai limiti della vita”.