(ANSA) – ROMA, 6 GIU – “Il bilancio complessivo di queste elezioni, pur con luci ed ombre, ci vede soddisfatti. Forza Italia si conferma il primo partito della coalizione di centro-destra, pur tenendo conto del fatto che le liste civiche drenano voti soprattutto a noi e che storicamente le comunali sono le elezioni meno favorevoli al nostro voto di lista”. E’ quanto si legge in una nota di Forza Italia. “Il centro-destra – prosegue il comunicato – ovunque e’ unito, e’ competitivo e in grado di vincere. Questo in modo omogeneo, da nord a sud. Altrettanto evidente e’ che dove il centro-destra e’ frammentato, come a Roma e a Torino, l’elettorato di Forza Italia, che esprime un voto non ideologico, non ha motivazioni per andare ad esprimere un voto di pura testimonianza. Fondamentale il risultato di Milano, dove il centro-destra e’ vincente perche’ ha un profilo moderato nel quale hanno spazio le ragioni di tutti e la convergenza si trova sulle cose. Un candidato di alto livello e l’unita’ di tutti i moderati si sono rivelati essenziali per arrivare a questo primo traguardo. In tutt’Italia e’ stata premiata la scelta di indicare candidati espressione della cultura del fare. Forza Italia rappresenta da sola circa la meta’ della coalizione, pur tenendo conto del dato di Roma dove il risultato di Fratelli d’Italia e’ del tutto anomalo (12.2% contro il 2.3% nel resto d’Italia). Se escludessimo Roma, Forza Italia costituirebbe da sola oltre il 60% del centro-destra. Senza i moderati, la destra arriva al massimo al 20% di Roma, e’ lontanissima da qualsiasi possibilita’ di diventare una forza di governo. Tantomeno in un’elezione nazionale”.
“Il dato omogeneo – prosegue il comunicato di Fi – da nord a sud, e’ la sconfitta del renzismo. Bersani aveva ottenuto risultati molto migliori di Renzi. Alcuni dati sono emblematici. L’altra volta, Bersani aveva vinto al primo turno 10 capoluoghi, ora Renzi ne vince tre, non dei piu’ grandi (Rimini, Cagliari, Salerno). Di questi tre, due hanno candidati non renziani. A Salerno stravince l’uomo vicino al governatore De Luca (70%) notoriamente non renziano, mentre la candidata renziana a Napoli non arriva al ballottaggio, nonostante l’impegno personale di Renzi su Napoli. A Cagliari vince la sinistra vecchio stile, con un sindaco uscente che viene da SEL, senza concorrenti a sinistra: fra le liste d’appoggio ce n’e’ persino una del PCI, con il simbolo del vecchio partito. Nelle “regioni rosse” il dato e’ ancora piu’ evidente: a Bologna il candidato del PD e’ sotto il 40% (l’altra volta vinse comodamente al primo turno), a Ravenna si va per la prima volta al ballottaggio, nonostante Renzi abbia scelto proprio Ravenna per chiudere la campagna elettorale. Nell’unico capoluogo toscano in cui si vota, Grosseto, si va al ballottaggio con il centro-destra in netto vantaggio e dove molti comuni minori in Toscana sono stati conquistati da noi. Anche la scelta della data delle elezioni, voluta da Renzi in un periodo di vacanza apposta per scoraggiare il voto degli italiani, e’ servita solo ad abbassare ulteriormente la partecipazione degli elettori, ma non ha salvato il PD. Renzi afferma che i candidati del PD hanno preso mediamente il 35%-40% dei voti. In realta’, il dato medio dei candidati PD e’ del 33.4%, molto simile a quello del centro-destra unito. Questo significa che Renzi rappresenta circa 1/3 dei votanti, quindi il 20% degli italiani. Con questi numeri il premier vuole governare il Paese e cambiare la Costituzione”.