Signor Presidente, Signor Viceministro, Onorevoli colleghi,
è mia intenzione riproporre all’attenzione di quest’Aula la torbida vicenda del Monte dei paschi di Siena.
Non si tratta del primo atto di sindacato ispettivo. Già in questa settimana, lo scorso mercoledì, nel corso del question time, abbiamo rivolto una domanda puntuale direttamente al Ministro Padoan, che, ovviamente, non ha risposto.
Già nello scorso mese di luglio avevamo rivolto al governo molte delle domande presenti nell’interpellanza in discussione oggi. Anche allora, le risposte del Vice ministro Casero furono tutt’altro che soddisfacenti.
Ebbene, oggi spero che lei abbia delle risposte. Risposte convincenti. Perché i cittadini, i risparmiatori, tutto il Paese ha bisogno di fare chiarezza su una storia che possiede tratti a dir poco inquietanti. Ed è l’intero Paese a chiedere trasparenza, proprio perché la crisi del Monte dei Paschi rischia di coinvolgere l’intero sistema bancario, nonché l’intera economia italiana.
È noto come la storia recente del Monte dei Paschi sia caratterizzata da inchieste giudiziarie, perdite, operazioni finanziarie spericolate, suicidi molto dubbi, e, soprattutto, da rapporti molto poco trasparenti con il mondo politico, in particolare quello di sinistra della ditta Pci-Pds-Ds-Pd.
E visto che lo stesso Renzi ha avuto modo di dichiarare: “Noi come Governo abbiamo un obiettivo chiaro: via la politica dalle banche. Via i meccanismi allucinanti delle popolari dove qualcuno faceva campagna elettorale per il rinnovo dei cda attraverso la concessione di credito”, allora lo stesso Governo Renzi abbia l’onesta intellettuale e il coraggio di fare i nomi di quei responsabili. Cito ancora le parole di Renzi, che ha detto: “Su Mps, non prendiamoci in giro: le responsabilità di una parte politica della sinistra, romana e senese, sono enormi.”. Ebbene, Signor Vice Ministro….vogliamo iniziare a smascherare queste responsabilità? A chi sono stati concessi i prestiti che oggi costituiscono il monte dei Non performing loans del Monte dei Paschi? A quali amici la Ditta di sinistra ha accordato pesanti privilegi, che hanno contribuito alla rovina della banca più antica del mondo?
Gli episodi degli ultimi giorni sono solo l’ultimo tassello di un trama di eventi allarmanti che sembrano non avere fine. Le vicende che hanno portato alle dimissioni del Presidente Tononi e dell’amministratore delegato Viola non sono affatto chiare. Gli stessi criteri che hanno ispirato la nomina del nuovo amministratore delegato Marco Morelli non sono chiari.
Non sono chiari nemmeno al Presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, che ricordo appartenere allo stesso partito del Presidente del Consiglio. Il Presidente Boccia ha infatti dichiarato: “c’è una sola domanda che va fatta: il nuovo amministratore delegato di Monte dei Paschi è stato scelto dal ministro dell’ Economia, maggiore azionista della banca col 4%, o lo ha scelto Jp Morgan?”.
Lo scorso mercoledì abbiamo posto a Padoan esattamente questa domanda: ma lui non ha risposto, limitandosi a parlare di un nuovo piano di aumento di capitale, in “discontinuità” rispetto al piano precedente. Peccato che per parlare di “discontinuità” era necessario avviare questo cambiamento al vertice magari un pochettino prima, visto che Viola e Tononi stavano già lavorando al nuovo piano di rilancio della banca e all’aumento di capitale che era stato avallato dalla Banca Centrale Europea lo scorso 29 luglio e che avrebbe dovuto essere presentato all’assemblea straordinaria dei soci che si sarebbe dovuta tenere a fine ottobre e che ora, con ogni probabilità, slitterà a chissà quando.
Le cose quindi non tornano: perché è incredibile e assurdo allo stesso tempo che le due persone che hanno lavorato alla realizzazione del piano di rilancio della banca siano accompagnate alla porta a poche settimane dalla sua presentazione. Qualche mese fa poteva avere senso, affinché fossero facce nuove – e non quelle che avevano già bruciato 8 miliardi in due analoghe operazioni – a chiedere i soldi ai mercati. Che senso ha ora, invece? Per di più, nel caso di Tononi, senza che vi sia un sostituto già pronto.
Non finisce qui, però. Perché la seconda cosa irrituale della vicenda Mps è l’ingerenza che il Ministero del Tesoro sta avendo in tutta la faccenda. Tutta la stampa, mai smentita, è concorde nel raccontare che l’allontanamento di Viola sia figlio di una telefonata ricevuta da Piercarlo Padoan, in cui il ministro avrebbe riferito che «alla luce delle perplessità espresse da alcuni investitori in vista del prossimo aumento di capitale e d’accordo con la Presidenza del Consiglio, riteniamo opportuno che lei si faccia da parte».
Domanda: è del tutto normale che il ministro del Tesoro, anche se azionista, possa tranquillamente defenestrare l’amministratore delegato di una società quotata? È normale che lo faccia perché glielo chiede una banca d’affari? E se è normale, è opportuno? Aumenta o diminuisce la credibilità del sistema bancario italiano nel suo complesso?
Tutti sono concordi anche nel ritenere che quegli “alcuni investitori” rispondano al nome di JP Morgan, il superconsulente di Mps, titolare, assieme ad un consorzio di banche, di un prestito ponte su cui Monte dei Paschi paga commissioni per centinaia di milioni di euro. La banca d’affari negli ultimi tempi ha avuto un ruolo sempre più preponderante: “Diciamo che sono entrati in banca senza bussare”, avrebbe raccontato uno dei più stretti collaboratori di Viola.
Jp Morgan è anche il deus ex machina della missione impossibile di chiudere un aumento di capitale di 5 miliardi per una banca che ha una capitalizzazione di poco più di 550 milioni di euro, le cui azioni sono arrivate a valere 19 centesimi di euro, dai 9,45 euro dl maggio 2015.
A ciò si aggiungono le dichiarazioni a dir poco incoerenti dello stesso ministro Padoan e del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Con quest’ultimo che lunedì 9 settembre, assicurava che Mps potesse «reggere l’aumento di capitale» e che ci fossero «le condizioni perché si faccia e si faccia presto». Mentre Padoan, solo tre giorni dopo, lo smentiva, affermando che «non è se entro l’anno o meno, è se i mercati sono pronti a recepire l’aumento di capitale», per di più indicando proprio nel referendum sulle riforme costituzionali la causa di questo slittamento.
Anche in relazione al referendum, c’è quindi incertezza in merito ai tempi per la ricapitalizzazione di Mps; altro, invece, sembra essere legato alle tecnicalità dell’ aumento stesso, aspetto assai delicato sul quale Viola si sarebbe scontrato più volte con Jp Morgan.
Ma ecco che arriva la discontinuità: e discontinuità, dalle parti di Padoan, si chiama Marco Morelli, già a capo in Italia di Bofa-Merrill Lynch – una delle banche del consorzio di pre-garanzia dell’aumento capitanato da Jp Morgan e Mediobanca – nonchè ex vicedirettore generale di Mps dal 2006 al 2010 (all’epoca dell’acquisizione di Antonveneta, ovvero quando sono iniziati i guai per l’istituto senese) e prima ancora top banker proprio di Jp Morgan in Italia per oltre un decennio.
Morelli, gradito al Governo Renzi (è anche amico di Carrai….), sarebbe quindi stato scelto perché più in linea con l’impostazione che le banche d’affari stanno dando all’operazione; in pratica l’uomo perfetto per la tanto conclamata discontinuità: un ex JP Morgan, ed un ex Monte dei Paschi che ha preso parte attivamente ad una gestione dissoluta della banca, dove alle logiche di mercato si sostituivano i rapporti politici e della “cerchia degli amici”. Direi che non manca nulla per le premesse di un nuovo, ennesimo, disastro.
Ebbene, davanti a questa “discontinuità” che appare “continua” su tutta la linea, abbiamo tante incertezze: incertezza sui tempi e sulle modalità della ricapitalizzazione e sull’ipotesi di una revisione del piano originario; incertezza sui protagonisti (Jp Morgan?? investitori cinesi??) e sui numeri dell’aumento di capitale; incertezza sulle ricadute che questo avrà sui contribuenti (in relazione all’eventuale garanzia che lo Stato dovrà prestare); e, soprattutto, incertezza sul destino degli azionisti e degli obbligazionisti di MPS, ovvero quei risparmiatori a cui si era rivolto lo stesso Presidente del Consiglio lo scorso 21 gennaio, quando aveva dichiarato come fosse un “bell’affare” investire nella banca senese, “una banca che ha attraversato vicissitudini pazzesche ma che oggi è risanata, è un bel brand”: peccato che, dal “suggerimento” del presidente del Consiglio, il titolo MPS sia crollato del 75%.
Sarà quindi necessario chiarire se, ai fini della ricapitalizzazione di MPS, si intenderà attivare gli strumenti del bail in, compreso l’azzeramento degli azionisti e obbligazionisti subordinati, e come l’Esecutivo intenderà tutelare i risparmiatori incoraggiati a loro volta dalle dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio.
In questo tragico quadro, si aggiungono anche diverse inquietanti dichiarazioni in merito al presunto “odore di massoneria” che emana da Montepaschi, denunciato da Ferruccio de Bortoli in un intervento alla Scuola di Politiche di Enrico Letta, nonché da Alessandro Profumo, presidente di Mps dal 2012 all’anno scorso; la stampa riporta che “per spolpare la banca, secondo l’analisi di Profumo, i vertici hanno condotto una gestione dissennata, fra dirigenti che aiutavano i soliti amici e dirigenti incapaci promossi per affiliazione”. In poche parole, sempre la stessa storia, legata al groviglio funesto di interessi su cui il Governo ha il dovere di fare chiarezza una volta per tutte.
Alla luce di tali vicende, intendo innanzitutto porre al Viceministro una domanda chiara: qual è il ruolo che ha assunto il Tesoro (e il suo ministro) – quale primo socio di Mps - nel cambio al vertice della banca senese, se è vera la notizia della telefonata rivolta all’ex amministratore delegato Fabrizio Viola, e qual è stato il peso di Jp Morgan nella scelta del nuovo board.
Chiedo inoltre al Viceministro di chiarire tempi e modalità per la ricapitalizzazione di Mps, con riferimento all’importo, ai sottoscrittori che vi parteciperanno, alle garanzie che presterà lo Stato e all’eventuale applicazione dei meccanismi del bail-in, specificando in particolare se intende rassicurare gli azionisti e obbligazionisti in merito al rischio di azzeramento delle rispettive posizioni.
È necessario poi che il Governo chiarisca definitivamente quali iniziative di vigilanza il Ministero dell’economia e delle finanze abbia intrapreso negli scorsi anni nei confronti della Fondazione MPS, e se abbia ravvisato comportamenti anomali da parte dei suoi amministratori.
Vogliamo sapere se il Ministero dell’economia e delle finanze non ritenga opportuno, in qualità di socio della banca, assumere iniziative per sollevare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori per mala gestio, con richiesta del risarcimento del danno procurato ai portatori di interesse della banca.
Ho poi chiesto al Governo se non ritenga opportuno sollecitare agli amministratori una relazione dettagliata sui Non performing loans accumulati nel tempo dall’istituto e, in particolare, la lista dei debitori che non hanno ripagato il proprio debito richiedendo, per questi, informazioni circa le motivazioni per le quali il credito è stato concesso.
Se poi il Governo avesse il buon cuore di farci sapere a chi sono stati concessi i prestiti che oggi costituiscono il monte dei Non performing loans, allora riuscirebbe a recuperare un po’ di dignità in questa torbida vicenda che vede protagonista la Ditta di sinistra e i privilegi accordati agli amici della Ditta, che hanno portato Mps in un baratro senza fine, e che rischiano di trascinarsi dietro l’intera economia italiana.
Grazie.