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Brunetta: Conti pubblici, “Italia rischia procedura infrazione a causa del congresso PD”

 

“Nonostante le promesse dell’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e di Paolo Gentiloni, il debito pubblico italiano sarà l’unico, tra i Paesi europei, destinato a salire anche nel 2017.

E’ da cinque anni che i governi di centrosinistra promettono agli italiani e all’Europa che il debito diminuirà, che si farà una efficace azione di spending review, un piano di privatizzazioni adeguato, che si liberalizzeranno le professioni. Solo promesse.

La realtà, al contrario, è che l’Italia è, proprio per colpa della mancata attuazione delle riforme, a rischio procedura di infrazione a livello europeo. Per evitarla dovrebbe effettuare entro il prossimo aprile una manovra da 3,4-6,8 miliardi di euro e un’altra, molto più pesante, da 25-30 miliardi il prossimo ottobre. L’impegno è già stato preso con l’Europa ma, purtroppo per gli italiani, il prossimo 30 aprile si svolgeranno le primarie del Partito Democratico, che segnerà la resa dei conti tra le varie correnti.

Per questo motivo l’irresponsabile ministro dell’Economia Padoan sta facendo melina sulla composizione della manovra, per evitare di presentarla prima delle primarie. In questo modo, si verrebbe meno all’impegno preso con la Commissione Europea, alla quale non importa nulla delle questioni interne al Pd ma di quelle finanziarie che riguardano i conti pubblici italiani. Che peggio di così non possono andare.

Le conseguenze del non rispetto del patto sarebbero drammatiche: l’Italia sarebbe automaticamente messa sotto procedura, con conseguente perdita di sovranità sulle politiche fiscali e di credibilità sui mercati finanziari ed esplosione dei rendimenti dei titoli di Stato. Il ministro dell’economia gioca con il fuoco. Anche perché, nonostante faccia di tutto per non parlare dell’argomento, sappiamo già che la manovra correttiva sarà tutta basata su un nuovo aumento di accise, comprese quelle sui carburanti, e sull’anticipo dell’Iva per i fornitori della pubblica amministrazione, che si tradurrà in un salasso per le piccole e medie imprese.

Neanche un euro di tagli alla spesa pubblica per non scontentare le lobby vicine al governo. Nessuna privatizzazione, per non scontentare gli scissionisti del Pd. Il conto verrà pagato ancora da famiglie e imprese. Dopo le primarie del Pd, naturalmente”.