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MIGRANTI: BRUNETTA, BONINO SBAGLIA, IN ITALIA 2,1 MLN INDIVIDUI SONO SOLO UN COSTO

 

“In Italia ci sono 3,9 milioni di cittadini non comunitari regolari. Di questi lavorano meno della metà, vale a dire 1,8 milioni, mentre gli altri sono inattivi (900mila), in cerca di lavoro (300mila) o non in età da lavoro (900mila tra bambini e anziani)”.

Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un intervento pubblicato da “Il Giornale”.

“Questo vuol dire che a fronte di 1,8 milioni di cittadini non comunitari regolari, che hanno un proprio percorso di contribuzione e di finanziamento del welfare, ci sono 2,1 milioni di individui che rappresentano, di fatto, solo un costo. Ripetiamo: bambini, anziani, inoccupati che non hanno mai lavorato o disoccupati che il lavoro l’hanno perso. A questi bisogna aggiungere una cifra stimata in circa mezzo milione di cittadini (in realtà molti di più) non comunitari irregolari, che non hanno un permesso soggiorno, dunque non possono lavorare. O meglio, lavorano nel mercato nero. In realtà, anche molti di quei 2,1 milioni descritti sopra lavorano in nero, senza quindi contribuire alle casse dello Stato.

Vista così, l’immigrazione rappresenta un grande vantaggio più per il sommerso che per le società in cui sono inseriti. Dire che 1,8 milioni di immigrati regolari sono un beneficio per i conti pubblici italiani, come fa Emma Bonino in quanto versano alla previdenza pubblica oltre 10 miliardi di euro, è un grande errore di prospettiva, perché non si fa il conto complessivo, vale a dire comprensivo anche dei costi relativi ai familiari a carico, di quelli che non lavorano, all’istruzione e alla sanità.

Se a tutto questo si aggiungono i costi per l’accoglienza legati alla tragedia dei recenti flussi migratori, stimato dal governo in 4,6 miliardi, il bilancio del fenomeno migratorio in Italia diventa ampiamente negativo.

Il calcolo di Emma Bonino è parziale e buonista in quanto considera solo i benefici derivanti dagli immigrati ‘regolari-regolari’ (1,8 milioni), mentre non considera i costi degli immigrati ‘regolari-irregolari’ (2,1 milioni), vale a dire che hanno permesso di soggiorno ma non un lavoro regolare, né quelli degli immigrati ‘irregolari-irregolari’ (oltre 500mila), senza permesso di soggiorno e senza lavoro. Ne deriva che, proprio perché da offerta e non da domanda, l’immigrazione ha sempre rappresentato per l’Italia più un costo che un beneficio. Da qui la reazione, il disagio, la paura. C’è poco da sfilare”, conclude Brunetta.