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CONTI PUBBLICI: BRUNETTA, ALTRO CHE SCONTI, UE CHIEDE A ITALIA RIDUZIONE DEBITO

 

 

“Leggendo con attenzione la lettera inviata al Tesoro dal vice-presidente della Commissione Europea Dombrovskis e dal commissario Moscovici, in risposta alla richiesta italiana di ottenere una riduzione dell’impegno necessario per correggere i disastrati conti pubblici italiani, appare evidente che Bruxelles non ha concesso in alcun modo quello sconto di cui ha scritto in termini trionfalistici la stampa”.

Lo scrive su Facebook Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

“Dopo l’arrivo della missiva, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan hanno esultato, parlando di ‘buone notizie’ e di concessione di uno sconto da 9 miliardi di euro che permetterebbe al Governo di ridurre lo sforzo di risanamento indicato nel DEF dello scorso maggio. Invece, la lettera non contiene alcun riferimento a questo famoso ‘sconto’. Non una percentuale, non un numero. Nulla di tutto ciò. Solo un generico riconoscimento alla ‘proficua collaborazione’ tra Governo italiano e Commissione Europea e un retorico riconoscimento che lo sforzo di risanamento dei conti pubblici non deve andare a detrimento del più ampio obiettivo di crescita. Mantra che la Commissione Europea ripete in ogni occasione a tutti gli stati membri, non solo all’Italia.

Quello che, invece, il Governo non ha detto e la stampa non ha scritto è che la Commissione ha ricordato senza mezzi termini che le sue raccomandazioni 2017 richiedono che ‘l’Italia persegua un sostanziale sforzo fiscale per il 2018’ e che ‘il governo italiano deve assicurare un significativo miglioramento della spesa primaria netta come indicato nelle previsioni economiche d’autunno 2017 della Commissione’.

Sempre nella lettera, la Commissione ha ricordato che l’Italia è tenuta ad ‘assicurare la discesa del rapporto debito/PIL’. E proprio quest’ultimo è il punto che non rende credibile l’entusiasmo del Governo: concedere uno sconto, in termini di deficit, pari a 9 miliardi, significherebbe far aumentare ulteriormente il debito pubblico in rapporto al Pil, situazione che l’Italia, al contrario, è tenuta a combattere. Sconto del deficit e riduzione del debito non sono due obiettivi raggiungibili simultaneamente. Uno esclude l’altro. E’ la semplice matematica dei conti. Che la Commissione sia disposta ad accettare un ulteriore aumento del debito italiano è qualcosa di non credibile, anche perché si porrebbe in contrasto con le regole del Fiscal Compact.

Più che aspettare sconti da Bruxelles come la manna dal cielo, il Governo italiano farebbe meglio a pensare ai buchi di bilancio che le sue politiche economiche hanno già prodotto, a partire da quello generato dalla voluntary disclosure bis, una delle tante misure ‘anti-evasione’ sbandierate per aumentare le entrate, in questo caso 1,6 miliardi di euro, ma che finora ha prodotto un gettito quasi pari a zero, per l’assenza di domande di adesione da parte dei contribuenti. Il che equivale ad un aumento di deficit che andrà sanato nella prossima Legge di Bilancio. Per non parlare dei tagli ai ministeri inseriti nella manovra correttiva appena votata e di cui nessuno conosce i dettagli. Una mancata riduzione della spesa pubblica che si rifletterà anch’essa sull’aumento del deficit pubblico”, conclude Brunetta.