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GOVERNO: BRUNETTA, FINANZA INTERNAZIONALE PREOCCUPATA DA AVVENTO POPULISTI

 

“Il fatto che i mercati finanziari finora non abbiano ancora reagito all’impasse istituzionale venutasi a creare a seguito del risultato elettorale dello scorso 4 marzo, vendendo in massa i nostri titoli di Stato, non vuol dire certamente che non siano preparati a farlo nelle prossime settimane, nel caso in cui si venisse a profilare l’ipotesi di un governo in cui Lega e Movimento 5 Stelle abbiano un ruolo predominante.

Almeno leggendo la stampa internazionale, infatti, si può prendere coscienza di come la grande finanza internazionale sia preoccupata, e non poco, dall’avvento di forze populiste al governo. Tanto per fare un esempio, l’ex corrispondente dall’Italia Tony Barber, ha scritto un editoriale sul Financial Times dove descrive apertamente il rischio di un ‘momento Syriza’ per l’Italia, paragonando, con i dovuti distinguo, il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio, al leader della sinistra radicale greca Alexis Tsipras, ricordando come al secondo la lotta contro l’establishment europeo non andò molto bene.

Quanto sarebbe rischiosa l’eventualità di una ascesa al potere delle forze populiste in Italia, o di un governo tecnico, per la stabilità dell’Italia e dell’Eurozona, si chiede Barber? Probabilmente, è la risposta, nei prossimi 18-24 mesi, non si registrerebbe nessun effetto panico ma semplicemente per via del fatto che il programma di Quantitative Easing della Banca Centrale Europea, consistente  nell’acquisto di titoli di Stato per 30 miliardi di euro al mese, è ancora in atto. Tuttavia, ricorda Barber, questo programma è ormai in via di smantellamento, e la sua cessazione definitiva è ormai prevista per la fine del prossimo settembre. Inoltre, la BCE ha fatto sapere che nel 2019 comincerà a rialzare i tassi di interesse, attualmente al minimo storico. Una combinazione di politiche monetarie che avrà effetti molto detrimenti sulle finanze pubbliche di tutta l’Eurozona e, in particolare, su quella italiana, tradizionalmente tra le più fragili, dato l’elevato ammontare del debito pubblico italiano, cresciuto a dismisura durante l’ultima legislatura.

Dal momento che Lega e Movimento 5 Stelle si sono presentati all’Europa come partiti desiderosi di andare contro ogni regola che governa la finanza pubblica, i mercati, scrive il Financial Times, hanno interpretato questo atteggiamento come una chiara volontà di non proseguire sulla strada delle riforme avviata negli ultimi anni, nonostante si possa stendere fiumi di inchiostro circa la bontà delle misure intraprese dagli ultimi governi di centrosinistra per centrare  un obiettivo comunque condivisibile. Proprio la combinazione della cessazione degli stimoli monetari da parte della BCE e la volontà di lasciare da parte il cammino delle riforme economiche, sarà la causa in grado di scatenare una forte ondata di vendita degli asset italiani, dai BTP ai titoli azionari, con conseguenze disastrose per il nostro debito.

Proprio per i suddetti motivi, è necessario scongiurare in ogni modo questo pericolo, prima di accorgersi, come chiosa giustamente Barber alla fine del suo editoriale, che ‘a quel punto, l’eurozona potrà toccare con mano la validità del vecchio adagio che i mercati finanziari sono calmi, almeno fin quando non lo sono più’”.