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GOVERNO: BRUNETTA, “APPRENSIONI TRA INVESTITORI INTERNAZIONALI, C’E’ RISCHIO ITALIA”

 

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“I mercati finanziari internazionali stanno osservando sempre più attentamente la piega che gli eventi politici italiani stanno prendendo, con l’impasse istituzionale che si è venuta a creare dopo le elezioni del 4 marzo e che non sembra trovare una via d’uscita. Le difficoltà nella formazione di un governo stabile, sostenuto da una maggioranza solida e le recenti dichiarazioni da parte di alcune forze politiche di voler sfidare apertamente le regole europee sulla finanza pubblica stanno cominciando a creare apprensione tra gli investitori internazionali, tanto che la stampa estera comincia a parlare apertamente di un vero e proprio ‘rischio Italia’.

Oggi, per fare un esempio, il Sole 24 Ore pubblica una intervista a Jes Staley, nuovo amministratore delegato del colosso finanziario inglese Barclays, il quale parla esplicitamente di ‘possibili rischi in caso di frenata nelle riforme’ per il nostro Paese. Subito dopo le elezioni, il fondo americano BlackRock, il più grande gestore di fondi al mondo, aveva senza mezzi termini definito l’esito elettorale italiano ‘il peggior scenario possibile per gli investitori’, lasciando intendere che le conseguenze sugli investimenti esteri in Italia non tarderanno ad arrivare. Il rischio Italia è talmente percepito all’estero, nonostante qualcuno in Italia continui a far finta di non vederlo, che un altro colosso degli investimenti finanziari, il fondo Bridgewater del magnate americano Ray Dalio ha recentemente scommesso al ribasso su 17 società italiane, per la maggior parte banche, la somma monstre di 3 miliardi di dollari, una cifra, tanto per intenderci, pari ad una manovra correttiva.

Nel frattempo, il rendimento sul nostro BTP decennale è salito a 1,76% a quasi il doppio del valore registrato nell’agosto 2016, quando era pari a circa l’1%. Un aumento che peserà inesorabilmente sul servizio del nostro debito. Se il rendimento non è cresciuto ulteriormente, dobbiamo solo ringraziare l’intervento della Banca Centrale Europea, che, con il suo programma di acquisti straordinari dei titoli sovrani, ha acquistato in massa i nostri titoli di Stato. Un intervento che, tuttavia, non è avvenuto a costo zero, se si pensa che, con questa azione, il debito finanziario in termini di pagamenti del nostro Paese nei confronti dell’istituto di Francoforte ha raggiunto il nuovo record negativo di -444 miliardi di euro. Purtroppo, a fine settembre, il Quantitative Easing della BCE finirà e Mario Draghi ha già avvisato l’Italia di prepararsi per tempo a questo evento, perché, ha lasciato intendere, i rendimenti sovrani torneranno a salire, molto rapidamente nei paesi più fragili come l’Italia, soprattutto se questi dimostreranno di non aver sfruttato il periodo di bonanza monetaria per risistemare i loro conti”.