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Brunetta: è necessario che già dal prossimo Def l’Italia mandi un segnale di continuità con l’impegno preso nel fare le riforme e rispettare i vincoli di finanza pubblica

 

 

“Le vicende politiche italiane sono osservate attentamente tanto dall’Europa quanto dai mercati finanziari. Non è tanto la difficoltà nella formazione di un nuovo governo a spaventare le istituzioni e gli investitori internazionali, quanto i programmi che alcuni leader dei partiti più importanti hanno dichiarato di voler portare avanti una volta insediatisi al potere. In particolare, l’elemento che desta più preoccupazione, è la volontà espressa dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega di voler sfidare apertamente le regole europee sulla finanza pubblica, tornando a praticare la politica del deficit spending che ha portato il debito pubblico italiano ormai alla soglia dei 2.300 miliardi di euro.

Le regole europee non sono certamente perfette e andrebbero ridiscusse a Bruxelles da un governo pienamente legittimato a farlo. Tuttavia, non è per un astratto obbligo di rispettare queste regole che l’Italia deve proseguire nel suo cammino riformatore e di rispetto dei conti pubblici, quanto perché il buon senso suggerisce che è prima di tutto nell’interesse dell’Italia avere i conti in ordine, una spesa pubblica sotto controllo, che permetta così di abbassare finalmente l’enorme pressione fiscale accumulatasi negli ultimi anni e l’enorme debito pubblico che non riesce ad essere ridotto.

Ci hanno provato i governi di centrosinistra a procedere sulla strada delle riforme strutturali, facendolo però in maniera maldestra e con scelte di politica economica che non hanno sortito gli effetti sperati. Eppure, l’Italia deve proseguire sul programma di riforme del mercato del lavoro, dell’aumento di produttività, del risanamento del settore bancario, dell’aumento degli investimenti in infrastrutture e nella digital economy, diventata il vero motore della crescita dei paesi più sviluppati. Lo deve fare, però, mantenendo i conti in ordine. Spazio per poter tagliare la spesa pubblica inefficiente ce n’è, come dimostrato dai lavori compiuti dagli ultimi commissari alla spending review. Sappiamo come e cosa si deve tagliare, finora è mancato semplicemente il coraggio di farlo. Il riassetto e l’efficientamento della pubblica amministrazione, uno dei maggiori punti di debolezza del nostro sistema, può e deve essere completato. Avere uno Stato più efficiente, meno costoso, completamente informatizzato e veloce è la base necessaria affinché il settore privato possa funzionare meglio.

La credibilità e la reputazione sono due asset fondamentali nell’economia e nella finanza, soprattutto per un paese a forte vocazione industriale e creativa come l’Italia. Sono due qualità che permettono ad una nazione di aumentare gli investimenti e i capitali provenienti dall’estero, in una economia sempre più globale che richiede ingenti finanziamenti per poter sviluppare idee e progetti che in Italia certamente non mancano. Per questo motivo, abbiamo il dovere di aumentare la nostra credibilità nei confronti delle istituzioni e degli investitori esteri, che dal nuovo governo si attendono un forte impegno a proseguire sul cammino delle riforme e sul risanamento dei conti pubblici. Il genio italiano non si discute e i grandi finanziatori internazionali hanno più volte fatto intendere che sono pronti a finanziarlo copiosamente. Ma affinché questo si avveri, è necessario abbattere il debito pubblico e abbattere l’inutile burocrazia, perché queste, a torto o a ragione, sono le due cause che più frenano la venuta di capitali esteri in Italia.

Per questi motivi, è necessario che già dal prossimo Documento di Economia e Finanze l’Italia mandi un segnale di continuità con l’impegno preso nel fare le riforme e rispettare i vincoli di finanza pubblica. Le risoluzioni al DEF che verranno presentate serviranno a scongiurare l’aumento dell’Iva, un danno enorme per l’economia del nostro paese, ma serviranno anche a ribadire lo sforzo per raggiungere il pareggio di bilancio, ormai ad un passo, che rappresenterebbe la condizione necessaria per poter stabilizzare finalmente il debito pubblico. Non è tempo di buttare via gli enormi sacrifici fatti dagli italiani in passato, ora che uno dei principali traguardi da raggiungere è a portata di mano. Altrimenti, le conseguenze più pesanti non ce le farebbe pagare Bruxelles, ma nuovamente la grande finanza internazionale”.

Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.