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BRUNETTA: “NUBI OSCURE SU CRESCITA MONDIALE, E NOI SENZA GOVERNO. NON C’E’ PIU’ TEMPO DA PERDERE”

 

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“Gli ultimi dati sull’economia italiana sembrano non lasciar presagire niente di buono per il 2018. Che l’anno in corso non sarà come quello precedente è ormai dato per scontato dalla maggior parte degli analisti. Nei giorni scorsi, l’ISTAT ha reso noto che la produzione industriale italiana è calata per il secondo mese consecutivo, del -1,8% a Gennaio e del -0,5% a Febbraio. Considerando che un quarto del Pil dipende dal settore industriale, è fin troppo facile comprendere come il PIL risentirà negativamente di questa riduzione. In attesa che venga diffuso il dato sulla crescita del primo trimestre, il Centro Studi REF ha stimato una crescita limitata al +0,1 per cento contro il +0,3 dell’ultimo trimestre del 2017. Sempre secondo il Ref, la crescita media del 2018 scenderebbe dal +1,4 al +1,2 per cento, creando un ammanco di circa 3,5 miliardi di euro. Se a queste previsioni si sommano le parole del Direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, che nei giorni scorsi ha parlato apertamente di ‘nubi oscure’ che si stanno addensando sulla crescita mondiale, per effetto della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e dell’aggravarsi della crisi siriana, che sta spingendo il prezzo del petrolio ai massimi dal 2014, è facile capire come anche il quadro di finanza pubblica sarà molto peggiore delle attese.

Tanto per fare un esempio, il quadro tendenziale che il Tesoro sta predisponendo corre il rischio di essere rivisto fortemente al ribasso, con previsioni sul rapporto deficit/PIL e debito/PIL superiori a quanto atteso in precedenza, per il semplice fatto che è calato il denominatore. Man mano che i giorni passano, il ministro dell’economia pro-tempore Pier Carlo Padoan si vedrà sempre più costretto a inglobare queste nuove previsioni nel suo documento, che quindi potrebbe riservare non poche sorprese alle commissioni parlamentari che lo esamineranno.

Il peggioramento del quadro tendenziale avrà ovviamente anche delle conseguenze sul quadro programmatico, che dal primo deve partire. Cosa può comportare un quadro economico peggiorato sulla redazione del programmatico? L’effetto principale è che il calo del PIL provocherà automaticamente una riduzione delle risorse a disposizione del Governo per la propria politica fiscale, restringendo ancora di più quel ‘sentiero stretto’ entro il quale l’Italia si trova già. Il rischio maggiore, è superfluo dirlo, riguarda l’impossibilità di sterilizzare le clausole di salvaguardia sull’IVA e sulle accise, che richiedono 12,4 miliardi di euro solo per il 2019. Se un forte calo del PIL si dovesse verificare, diventerebbe quasi impossibile trovare quelle risorse.

Per questo motivo è più che mai necessario che il DEF venga presentato al più presto in Parlamento e che si metta subito per iscritto l’impegno a trovare le risorse per disinnescare l’aumento dell’IVA. Il tempo non gioca a favore di chi vuole evitare agli italiani l’ennesima stangata fiscale il prossimo anno. A coloro che dicono che il quadro programmatico può tranquillamente essere fatto a settembre con la Nota di Aggiornamento, ricordiamo che in quel mese l’ISTAT potrebbe certificare un aumento del PIL inferiore del previsto. A quel punto, con molte meno risorse a disposizione, diventerebbe quasi impossibile convincere la Commissione Europea ad accettare la sterilizzazione delle clausole. Ecco perché la formazione di un nuovo Governo in tempi brevi è, ora più che mai, assolutamente necessaria”.