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GOVERNO: BRUNETTA, “SUL PROGRAMMA ECONOMICO LEGA-M5S DURE CRITICHE INTERNAZIONALI”

 

Lega 5 Stelle

 

“Sul programma economico di governo, che Lega e Movimento Cinque Stelle stanno tentando di scrivere ormai da giorni, continuano a piovere dure critiche da parte di economisti e giornalisti nazionali e internazionali. La cosa che preoccupa di più l’opinione pubblica è l’ammontare delle risorse finanziarie che il programma dei sogni di Matteo Salvini e Luigi di Maio richiede per poter essere attuato. Talmente tante che, per la maggior parte degli analisti, il programma è semplicemente irrealizzabile, considerando la delicatissima situazione in cui versano le finanze pubbliche italiane.

L’ultima in ordine di tempo ad esprimere le proprie critiche sul programma giallo-verde è stato Oxford Economics, uno dei più importanti centri di ricerca e di analisi quantitativa al mondo. Stando ai calcoli degli economisti inglesi, le tre proposte economiche principali sulle quali Lega e Movimento Cinque Stelle si sono accordati (reddito di cittadinanza, flat tax al 15% e abolizione della riforma Fornero) costerebbero circa 100 miliardi di euro all’anno, pari al 5,5% del Pil italiano. Se adottate, si legge nel rapporto, queste politiche economiche porterebbero ad un drammatico deterioramento del deficit pubblico. Tuttavia, concludono gli economisti della Oxford Economics, “è improbabile che i mercati finanziari e la Commissione Europea si lascino impressionare da queste proposte, tanto da attendersi che alla fine queste verranno annacquate per rispettare il limite del 3%”.

A fronte dell’incertezza generata dalle utopistiche politiche economiche di Salvini e Di Maio, i calcoli basati sui dati reali dimostrano, invece, come la manovra necessaria per il 2019, ad oggi, ammonta già ad una cifra pari a 30 miliardi di euro. Alle clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA da disinnescare, pari a 12,5 miliardi, si deve aggiungere infatti una manovra pari ad altri 12 miliardi per rispettare gli obiettivi del saldo strutturale concordato con la Commissione Europea.

Risorse che dovranno essere tutte trovate nel bilancio dello Stato, dal momento che la Commissione ha già dichiarato di non voler più concedere altro deficit all’Italia, dopo che tutti gli spazi di flessibilità sono già stati sfruttati dai precedenti governi di centrosinistra, che li hanno purtroppo utilizzati per finanziare le loro politiche di “tassa e spendi”. Inoltre, bisogna considerare la necessità di individuare ulteriori risorse per rispettare gli impegni già sottoscritti dal Governo, come il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, con un costo netto per lo Stato pari almeno a 2 miliardi, dal momento che le intese sottoscritte lo scorso febbraio riguardano il periodo 2016-2018, senza contare le richieste già arrivate dai sindacati per la conferma di quella quota di aumenti (fino al 24% negli enti locali, al 21% nel comparto sanitario), che altrimenti verrebbe meno dal 1° gennaio prossimo.

Sommando anche le classiche spese “indifferibili”, quali il finanziamento delle missioni internazionali e il finanziamento degli enti pubblici, che verrebbero a costare altri 5 miliardi, ecco che la spesa di 30 miliardi diventa obbligata per il futuro Esecutivo. Anziché pensare a riscrivere la storia, Matteo Salvini e Luigi di Maio farebbero quindi bene a pensare prima a scrivere dove troveranno i soldi necessari per coprire tutte queste spese”.