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GOVERNO: BRUNETTA, “DA CONTRATTO LEGA-M5S VISIONE PRIVATISTICA ISTITUZIONI”

 

salvini di maio TAVOLO contratto

 

“Il Contratto sottoscritto da Lega e Movimento Cinque Stelle, veicola una visione proprietaria e privatistica delle istituzioni, che divengono strumenti nella piena disponibilità dei leader delle due forze politiche: emblematico e risibile è l’obbligo di pubblicare sul sito del Governo la valutazione “di metà Legislatura” sui risultati raggiunti.

Di particolare gravità è l’introduzione del Comitato di conciliazione, che svuota di molte funzioni anzitutto il Consiglio dei Ministri, di cui diventa una sorta di doppione in composizione ristretta, ma anche il Parlamento e il Capo dello Stato, per quanto riguarda la determinazione delle linee essenziali di indirizzo politico, il controllo sulla sua attuazione, il circuito fiduciario, le nomine. Tutti questi aspetti sono inammissibilmente traslati, in contrasto con la Costituzione, in un consesso extraistituzionale, una specie di stanza di compensazione appartata, per natura e logiche di funzionamento squisitamente privatistica, estranea alle regole di visibilità, trasparenza e pubblicità su cui si basa il principio del controllo democratico.

La proposta non prende per nulla in considerazione i forti rischi di delegittimazione cui è esposto il soggetto messo in minoranza in sede di Comitato. Cosa accade se il Presidente del Consiglio, e con esso il Governo, è smentito in seno al Comitato? È tenuto a dimettersi? E quale credibilità può avere, a livello nazionale e internazionale, un organo privo di appoggio della sua base parlamentare e partitica? Dalla prospettiva opposta, cosa accade qualora, all’opposto, i rappresentati delle Istituzioni mettano in minoranza i vertici delle due forze politiche? Il cortocircuito si risolve con la revoca della fiducia, con il divorzio fra Istituzioni e partiti, con lo smembramento in fazioni delle une e degli altri?

Assurdo, poi, il vincolo apposto al potere d’iniziativa legislativa dei singoli parlamentari – che, ai sensi dell’art. 67 Cost., rappresentano la Nazione – la  cui calendarizzazione è frutto della codecisione dei due gruppi parlamentari.

Assurdo, infine, sono alcune previsioni sul tema del codice etico del Governo: a destare le massime perplessità, in particolare, è la previsione che non possa farne parte “chi è a conoscenza di indagini”. La clausola è del tutto generica, non si specifica a cosa alluda la formula o quale ne sia l’esatto perimetro: allo stato, ognuno di noi è stato nella vita, probabilmente, a conoscenza di indagini, e questo potrebbe forse lasciarci senza Governo.

Sul versante del contenzioso civile, il Contratto afferma che l’affollamento dei ruoli deriverebbe dalla molteplicità di riti attualmente previsti dal Codice di rito; si dovrebbe, quindi, fare una tabula rasa, conservando solo il rito ordinario e quello del lavoro. Ma è chiaro che se si cancellano tutti i riti alternativi, che di solito sono animati da esigenze di semplificazione e accelerazione, tutte le controversie estranee alla materia lavoristica rifluiscono nel rito ordinario, che notoriamente è il più lungo e defatigante dal punto di vista dei costi e dei tempi. Di questo il Contratto non sembra affatto avveduto.

In materia di legittima difesa, che dovrebbe essere uno dei principali cavalli di battaglia del Contratto, si trova davvero ben poco sui contenuti tecnico-giuridici di cui dovrebbe essere riempita la proposta. L’unico “spot” è quello sulla proporzionalità fra difesa e offesa, ma si tratta di un enunciato generico, che non offre invece la declinazione specifica del problema, che ci si aspettava, di fronte a un tema così tanto sbandierato in campagna elettorale”.