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GOVERNO: BRUNETTA, “PROGRAMMA FISCALE LEGA-M5S IRREALIZZABILE E FUMOSO. RIDURRE ALIQUOTE DA 5 A 3 NON E’ FLAT TAX”

 

flat tax ok

 

“Il programma fiscale proposto dalla Lega e dal Movimento Cinque Stelle è del tutto irrealizzabile e pieno di aspetti fumosi, se non proprio contrari alla legge. Nonostante sia certamente condivisibile l’obiettivo di sterilizzare l’aumento dell’IVA, nulla si dice però su come reperire i 12,5 miliardi necessari per il 2019 e i 18,9 miliardi per il 2020, mentre lascia stupefatti che due partiti “antilobbies” mettano sullo stesso piano di un provvedimento di interesse generale come quello sull’IVA un provvedimento ultrasettoriale come quello concernente le sigarette elettroniche. Anche l’obiettivo di eliminare le componenti “anacronistiche” delle accise sulla benzina può essere condivisibile ma, in assenza di coperture, la manovra rischia di creare un buco di circa 6 miliardi di euro nel bilancio dello Stato.
Per quanto riguarda la proposta di introduzione della flat tax occorre fare alcune considerazioni. A parte che, nell’istante in cui le aliquote sono più di una, parlare di “flat tax” è una contraddizione in termini, va osservato che il sistema proposto comporta un minor gettito IRPEF pari a 52 miliardi, a patto di abolire tutte le deduzioni e le detrazioni esistenti, comprese le deduzioni per l’esenzione del reddito figurativo della prima casa e quelle per i contributi previdenziali obbligatori. Due deduzioni che è francamente inaccettabile possano venire eliminate, perché l’eliminazione della prima ripristinerebbe una vergognosa tassazione su un reddito puramente teorico della prima casa e, per quanto riguarda i contributi, creerebbero disparità odiose, ben più dei famosi “80 euro” tra dipendenti e autonomi. Si ricorda che artigiani, commercianti e autonomi iscritti alle gestioni separate INPS versano a loro carico ben il 25% del reddito lordo: l’indeducibilità di questi contributi renderebbe l’aliquota del 15% più conveniente del sistema attuale solo per gli autonomi che dichiarano più di 24.000 euro, mentre quelli sotto questa soglia, circa il 72% del totale, vedrebbero aumentare paradossalmente il proprio livello di imposizione.
Se queste due deduzioni venissero mantenute, invece, con le aliquote fiscali proposte da Lega e Cinque Stelle il costo salirebbe a 57 miliardi e salirebbe ancora, vertiginosamente, se si prevedessero anche delle clausole di salvaguardia per i redditi più bassi, nella consapevolezza che questo modello, studiato decisamente male, aumenta le imposte per i milioni di dipendenti e pensionati che dichiarano redditi fino a 15-18 mila euro.
Tra l’altro, il riferimento al fatto che “resta confermato il principio della no tax area” evidenzia una notevole confusione di chi scrive, posto che oggi non esiste alcuna no tax area, ma soltanto detrazioni che sono previste in misura tale da detassare i redditi di lavoro dipendente e da pensione fino a 8.000 euro e quelli da lavoro autonomo fino a 4.800 euro. Si tratta però di detrazioni che verrebbero eliminate e che, ove mantenute, alzerebbero di ulteriori 10-15 miliardi il costo dell’operazione.
A tutto ciò si devono aggiungere i 16 miliardi necessari per eliminare le addizionali regionali e comunali, nonché i 13 miliardi per ridurre l’aliquota societaria dall’attuale 24% al 15%.
La nostra proposta di aliquota al 23% e no tax area a 12.000 euro, al contrario, non crea i problemi di salvaguardare i redditi più bassi da rischi di aumento della tassazione.

Infine, la modulazione dell’intervento in più momenti, partendo dalla riduzione delle aliquote del 38% e del 41%, così da ridurre le aliquote attuali da 5 a 3, sgravando anzitutto i redditi del ceto medio da 28.000 euro a 55.000 euro, con un costo importante, ma sostenibile di 11 miliardi, evidenzia la ben diversa serietà nell’approccio di governo”.