Socialize

GOVERNO: BRUNETTA, “INTERLOCUTORI ITALIA NON SONO FUNZIONARI UE, MA MERCATI”

 

mercati finanziari governo ue

 

 

“Stando a quanto riportato nell’ultimo rapporto di Standard & Poor sull’economia europea, l’economia dell’Eurozona sta registrando un rallentamento dall’inizio di quest’anno, per effetto del quale l’agenzia di rating americana si è vista costretta ad abbassare le sue stime di crescita del PIL al +2,1% nel 2018 e al +1,7% nel 2019. A risentire negativamente del rallentamento dell’economia europea sarà soprattutto l’Italia, per la quale Standard & Poor ha ridotto le sue stime di crescita dal +1,5% al +1,3% per il 2018, lasciando invariate al +1,2% quelle per il 2019. Nel complesso, la riduzione complessiva sarebbe pari al -0,2%, un valore che potrebbe pesare significativamente sui saldi di finanza pubblica, con il rischio che, per rispettare il percorso di riduzione del deficit concordato con le istituzioni europee, il Tesoro sia costretto a varare una manovra correttiva già quest’anno, oppure a rendere più pesante la Legge di Bilancio da varare il prossimo autunno.

“L’economia italiana - si legge nel report di Standard & Poor - ha registrato una crescita più lenta del +0,3% nel primo trimestre del 2018, a fronte di un’espansione del +0,4% nel quarto trimestre del 2017. Gli ultimi dati suggeriscono che una ripresa della crescita nel secondo trimestre è improbabile. La produzione industriale è diminuita infatti del -1,2% in aprile. Inoltre, il sentiment delle aziende ha continuato a diminuire, mentre il PMI manifatturiero ha raggiunto il livello più basso dal novembre 2016, a seguito di una domanda più debole, che riflette le condizioni economiche più deboli del Paese”.

Uno dei problemi che Standard & Poor vede maggiormente è legato ai timori di un aumento dei prezzi energetici, che andrebbero a finire nel calcolo dell’inflazione e che comporterebbero una riduzione dei salari reali dei lavoratori, considerato che quelli nominali sono fermi ormai da tempo. Inoltre, l’agenzia di rating vede una totale assenza di riforme strutturali da parte del nuovo governo Lega – Movimento Cinque Stelle sulla variabile produttività, in assenza delle quali la crescita non può realizzarsi. La critica di Standard & Poor sembra essere un suggerimento diretto al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, alle prese con il suo Decreto Dignità, nel quale, anziché puntare sulle riforme che permetterebbero di aumentare le retribuzioni dei lavoratori e la loro produttività, creano un mercato del lavoro ancora più rigido di quello attuale e rispolverano l’evergreen della “riduzione del costo del lavoro”.

Analizzando, infine, i maggiori rischi che colpiscono l’economia italiana, Standard & Poor ritiene che la politica interna sia il principale rischio per le prospettive economiche. “L’incertezza circa la volontà del governo di continuare il consolidamento fiscale - si legge - ha portato ad un aumento dei rendimenti sovrani. Dato l’alto debito pubblico, l’Italia non ha molto margine di manovra. Rendimenti più elevati per un periodo prolungato potrebbero anche tradursi in maggiori costi di finanziamento per l’economia reale e una crescita lenta.”

Considerando che l’aumento di rendimenti dei nostri titoli di Stato ha cominciato a registrarsi quando alcuni noti esponenti del governo giallo-verde hanno cominciato a proporre soluzioni del tutto invise agli investitori stranieri, quali l’uscita dell’Italia dall’euro o lo sforamento di tutti i parametri europei di finanza pubblica, sarebbe il caso che, nelle loro dichiarazioni e nella scelta delle loro politiche economiche, i membri del Governo considerassero, come ha ricordato recentemente il ministro dell’economia Giovanni Tria, che i veri interlocutori dell’Italia non sono i funzionari europei ma i mercati finanziari”.