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UE: BRUNETTA, “TRARREBBE BENEFICI DA POLITICA REFLATTIVA”

 

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“Gli ultimi dati forniti dalla Banca Centrale Europea sul saldo monetario Target2 relativo ai singoli paesi dell’eurozona, che misura i pagamenti trans-frontalieri in entrata e uscita, mostrano come  il valore di tale saldo si stia avvicinando al trilione di euro di surplus per la Germania e stia approcciando, invece, il record negativo di -480 miliardi di euro di deficit per l’Italia, un valore in costante e rapido aumento.

Il Financial Times ha commentato oggi questi dati, scrivendo di come “il debito dell’Italia nei confronti della Banca Centrale Europea sia vicino ai 500 miliardi di euro” e di come gli investitori internazionali stiano monitorando attentamente questo squilibrio nell’attesa che il nuovo governo Lega – Movimento Cinque Stelle presenti la nuova Legge di Bilancio annuale il prossimo autunno. Gli autori dell’articolo, Kate Allen e Claire Jones, interpretano il saldo come un’approssimazione della fuoriuscita di capitali dall’Italia verso la Germania.

Il dibattito su questo indicatore, quasi del tutto assente in Italia, sta diventando sempre più acceso in Germania, dopo che eminenti economisti del calibro di Hans-Werner Sinn, ex presidente del prestigioso istituto di ricerca tedesco Ifo e per anni consulente economico personale della cancelliera Angela Merkel, stanno facendo credere ai cittadini tedeschi che la Germania stia accumulando un enorme credito monetario nei confronti dei paesi del Sud Europa, Italia compresa, il quale, in caso di abbandono dell’euro da parte di questi paesi, non verrebbe onorato. Da qui, le pesante accuse a questi paesi di creare un enorme truffa finanziaria a danno dei cittadini tedeschi e dei loro figli.

La verità, invece, è molto diversa. L’aumento del saldo Target2 per la Germania non è nient’altro che la diretta conseguenza dell’enorme surplus commerciale che si è venuto a creare dopo la nascita dell’euro e che nel mese di maggio ha toccato la quota monstre di 20,3 miliardi di euro. Il continuo export di prodotti e servizi tedeschi nei confronti del resto del mondo genera evidentemente un maxi afflusso di pagamenti dai paesi stranieri, che finisce tutto sui conti correnti delle banche tedesche. Questo è il motivo per cui il saldo dei pagamenti ha assunto valori così elevati. Ma il Target2, contrariamente a quanto sostengono gli economisti tedeschi, non è affatto un debito, ma una mero valore contabile. Non esiste, infatti, nessuna obbligazione giuridica sottoscritta tra paesi terzi e Germania, e non può trattarsi di debito per il semplice fatto che i prodotti e servizi venduti dalla Germania sono già stati pagati dagli acquirenti. Se il Target2 fosse davvero un debito, significherebbe che i consumatori degli altri paesi dovrebbero pagare i prodotti e servizi tedeschi due volte.

Inoltre, gli amici tedeschi hanno sempre tralasciato di ricordare come la Germania abbia tratto enormi benefici dall’introduzione del sistema Target2, dal momento che le loro banche hanno aumentato notevolmente le loro disponibilità liquide, per merito di una infrastruttura in grado di garantire pagamenti in tempo reale, sicuri e senza costi di transazione. Caratteristiche che non sarebbero esistite se la Germania non fosse entrata nell’euro. Dalla valuta unica, quindi, la Germania ha tratto enormi vantaggi, non fosse altro anche per via dell’enorme afflusso di capitali dall’estero in un periodo di tassi d’interesse pari a zero. Le accuse nei confronti del nostro paese sono quindi destituite da qualsiasi fondamento economico e, soprattutto, finanziario.

L’aumento degli squilibri commerciali e monetari tra Germania e resto del mondo, corrobora inoltre la validità della nostra tesi, sempre sostenuta negli ultimi anni, che la mancata reflazione tedesca è la causa principale degli squilibri creatisi all’interno dell’eurozona. Squilibri relativi tanto ai flussi di acquisti che di pagamenti. Del problema se ne è cominciato finalmente a rendere conto anche Gabriel Felbermayr, il successore di Sinn alla guida dell’Ifo Center, il quale ha recentemente ammesso che “il gigantesco surplus tedesco sta diventando tossico, e anche all’interno della Germania molti sostengono che ora dobbiamo fare qualcosa al riguardo con lo scopo di abbassarlo. Si tratta di una passività piuttosto che di un’attività”. Una considerazione che certifica finalmente come gli amici tedeschi farebbero bene, a loro stessi e agli altri paesi, ad aumentare la loro spesa pubblica per investimenti, in maniera da diminuire fortemente questi squilibri. Siamo sicuri che da questa politica reflattiva l’Europa intera trarrebbe enormi benefici”.