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INDUSTRIA: BRUNETTA, “DATI ISTAT SONO L’EMBLEMA DEL FALLIMENTO”

 

Indicatori-macroeconomici-

 

“La produzione industriale italiana è crollata inaspettatamente nel mese di luglio del -1,8% su base mensile e del -1,4% su base annuale, invertendo l’andamento tendenziale che era positivo dal luglio 2016. Il crollo è spiegabile solamente dall’effetto caos generato dall’avvento del nuovo governo Conte, dal momento che gli analisti si attendevano addirittura un aumento del tasso di crescita a +1,4% su base annuale. Il dato ha quindi sorpreso anche gli addetti ai lavori. Come dire che i fondamentali dell’industria erano considerati in salute e che qualcosa di negativo deve essere accaduto nelle ultime settimane nelle aspettative delle imprese. L’ISTAT ha laconicamente commentato il dato rilevando la “brusca discesa a luglio per la produzione industriale che mostra una diminuzione anche su base trimestrale”.

Una pessima notizia questa per il governo, impegnato nella stesura del quadro macroeconomico per la prossima Nota di Aggiornamento del DEF da presentare in Parlamento entro il prossimo 27 settembre, dal momento che il crollo dell’industria impatterà molto negativamente sul tasso di crescita del Pil, che il Tesoro attualmente stima possa crescere del +1,3% quest’anno, in flessione rispetto al +1,5% previsto lo scorso maggio, ma che gli ultimi dati suggeriscono possa realisticamente non superare la soglia del +1,1%, considerando che l’ultimo dato sulla produzione industriale si colloca nel terzo trimestre dell’anno, il quale non parte evidentemente per il verso giusto. Una revisione al ribasso del Pil provocherebbe un conseguente effetto negativo su tutti i saldi di finanza pubblica e sul debito, mettendo a rischio la sua discesa, come concordato con la Commissione Europea. Per un governo che si definisce sovranista e populista, e si è presentato come amico e difensore delle imprese, promettendo investimenti e politiche industriali per il rilancio dell’industria, i dati pubblicati oggi sono l’emblema del fallimento di quelli che si sono rivelati soltanto slogan senza sostanza”.