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GOVERNO: BRUNETTA, “PAROLE CINQUE STELLE AGITANO I MERCATI”

 

Tria Di Maio

 

“Le irresponsabili dichiarazioni degli esponenti del Movimento Cinque Stelle continuano a produrre danni enormi alla finanza e all’economia italiana. Oggi è toccato al vicepremier Luigi Di Maio agitare i mercati finanziari, che si stavano tranquillizzando dopo le parole del ministro dell’Economia Giovanni Tria sull’impegno dell’Italia a rispettare tutti gli obiettivi di finanza pubblica concordati con l’Unione Europea, con le asserite minacce (poi smentite) di chiedere le dimissioni proprio del ministro Tria qualora nella prossima Legge di Bilancio non venissero destinati almeno 10 miliardi di euro per finanziare il reddito di cittadinanza. La minaccia e la conseguente smentita hanno subito provocato un forte calo della Borsa di Milano e una sensibile impennata dello spread, con i rendimenti sui BTP decennali risaliti in pochi secondi fino al 2,8%. Tutto questo alla vigilia di tre importantissime aste dei BTP, che il Tesoro dovrà collocare, per effetto delle irresponsabili dichiarazioni di Di Maio, a rendimenti sensibilmente più alti rispetto alle previsioni, ovvero ad un costo maggiorato pari a diverse centinaia di milioni di euro, che dovrà essere sostenuto dai contribuenti. Ci riserviamo di inviare al vicepremier Di Maio il conto esatto della perdita ad aste concluse.

Gli operatori finanziari, e noi con loro, faticano a capire se è per una questione di mero masochismo o, più semplicemente, di ignoranza del funzionamento dei mercati, che gli esponenti pentastellati riescano sempre a dire la cosa sbagliata al momento sbagliato, facendo scattare ondate di vendite sui titoli di debito pubblico e sui mercati azionari ogni volta che fanno una dichiarazione in materia economica.

La richiesta del vicepremier Di Maio, tra le altre cose, è in aperta contraddizione con quanto dichiarato soltanto pochi giorni fa, quando egli affermava di voler rispettare i rapporti deficit/Pil e debito/Pil concordati con la Commissione Europea. Per il 2019, il deficit che il governo dovrebbe ragionevolmente riuscire a spuntare con la Commissione è di circa l’1,5-1,6%, ovvero il doppio di quello concordato precedentemente nel DEF di maggio, pari allo 0,8%. Pur con questa concessione, che comunque produce l’effetto collaterale di non far diminuire per nulla il rapporto debito/Pil, le maggiori risorse disponibili dovranno essere utilizzate esclusivamente per evitare l’aumento delle aliquote IVA previste dalle clausole di salvaguardia, considerando la diminuzione del tasso di crescita del Pil. Secondo le ultime previsioni, infatti, questo sarà minore di circa la metà rispetto a quanto previsto dal DEF e l’aumento dei rendimenti di emissione produrrà un incremento delle spese per interessi sul debito, aumentando ancora di più il livello di deficit. Alla fine, facendo i conti, rimarranno pochi spiccioli a disposizione del governo per finanziare la flat tax, la controriforma Fornero e il reddito di cittadinanza. In altre parole, ‘bambole, non c’è una lira’ e le promesse di questi giorni, 10 miliardi per il reddito di cittadinanza, 10 miliardi per la riforma fiscale, 10 miliardi per la controriforma Fornero sono balle che più balle non si può, imbrogli irresponsabili degli esponenti Lega – Cinque Stelle”.