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MANOVRA: BRUNETTA, “CON CONFERMA DEL DEFICIT A 2,4%, CERTA PROCEDURA INFRAZIONE”

 

deficit 2.4

 

“Oggi il Tesoro è riuscito a raccogliere 5,5 miliardi di euro nelle tre aste dei BTP in programma con scadenze a 3, 7 e 20 anni, completando quasi il 95% del suo obiettivo di raccolta annuale. Le buone notizie, come scritto anche dall’editorialista di Bloomberg Marcus Ashworth, purtroppo per gli italiani però finiscono qui. I rendimenti sui BTP a 10 anni sono rimasti infatti molto alti, anche dopo la conclusione delle aste, attorno al 3,5%. Inoltre, l’emissione del BTP con scadenza 2038 è stata coperta solo di 1,4 volte dalla domanda degli investitori, in netto ribasso rispetto alle 1,9 volte del mese scorso. Il cosiddetto ‘bid-to-cover’ del BTP a 20 anni è stato più alto, ma solo perché il rendimento offerto è stato pari al 3,9%, – 11 punti base in più rispetto al collocamento dello scorso ottobre. Con oltre 250 miliardi di euro da collocare l’anno prossimo, dei quali quasi 100 miliardi di BTP con scadenze da 10 anni in su, i problemi di finanziamento del debito italiano possono solo peggiorare.

In particolare, gli investitori non hanno voluto assumersi rischi sulle scadenze più lunghe, prima di vedere la lettera di risposta del Governo alla Commissione Europea sulla Legge di Bilancio 2019, che quasi sicuramente sarà di conferma dell’obiettivo di deficit al 2,4% del Pil per il 2019, in netto contrasto con le richieste di abbassamento dello stesso della Commissione. Il rifiuto darà adito alla Commissione stessa di prendere una decisione sulla condotta da tenere nei confronti dell’Italia entro il prossimo 4 dicembre. Molto probabile l’apertura di una formale procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, che potrebbe comportare l’irrogazione di una multa all’Italia, o di un congelamento dei fondi europei, per aver violato il patto di stabilità e crescita dell’UE. Sarebbe questo uno scenario disastroso nel quale dover vendere titoli di Stato. Il risultato, infatti, sarebbe, nella migliore delle ipotesi, un aumento sistematico dei rendimenti d’emissione, che verrebbero pagati dai cittadini sotto forma di maggiori spese per interessi per i prossimi 30 anni e, nella peggiore, il rischio che qualcuna delle prossime aste vada deserta, lasciando lo Stato senza liquidità sufficiente per poter pagare stipendi pubblici e pensioni. Ancora una volta Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno risposto di volersene fregare degli investitori istituzionali e hanno deciso di proseguire nel loro scontro senza precedenti con Bruxelles. Purtroppo, con 250 miliardi di titoli da dover vendere proprio a quegli investitori, i due vicepremier hanno davvero poco da scherzare”.